CHIUSI NELL'ARMADIO
Solitudine e compagnia nell'esperienza di bambini e preadolescenti
  A cura di Mafra Gagliardi, Castalia Edizioni, Torino 2002
Introduzione
il questionario
solitudine è come…
compagnia è come…
io sono qui, tu dove sei?
il bambino ignorato
solitudine nella notte
la cognizione del dolore
senza amici
perdersi
nella cameretta 
un sentimento triste e solitudinoso
reazioni alla solitudine
strategie di difesa
compagnia è bello
solitudine dei preadolescenti
eclissi del padre
la forza del gruppo
solitudine come bisogno
note bibliografiche

Avremmo voluto conoscere che forme assumono lo stare stare insieme e lo stare da soli tra i ragazzi; conoscere, nella vita di tutti i giorni, la misura dell'una e dell'altra e le loro reciproche influenze. Fin dalle prime risposte abbiamo capito che il tempo trascorso in compagnia era probabilmente merce rara, a tal punto che tutti ci parlavano di solitudine, tutti ci parlavano, secondo una felice definizione di Umberto Galimberti, di una società di "solitari di massa" .

Questa ricerca, come le precedenti promosse dall’Osservatorio dell’Immaginario Infantile, si fonda sull’analisi delle risposte a un questionario distribuito a 1600 bambini e ragazzi dai quattro ai tredici anni di varie scuole della penisola, dalle Materne alle Medie.
Il questionario, rigorosamente anonimo, è stato differenziato in rapporto all’età del destinatario. Ai bambini della Scuola Materna e del I° ciclo elementare si è chiesto di fare il disegno di "una volta in cui si sono sentiti soli", e di rispondere sul retro del foglio alle seguenti domande: "quando ti senti solo/sola?"; "che cosa fai in quei momenti?"; "chi o che cosa vorresti vicino?".
Si è chiesto inoltre di inventare una storia su "un personaggio (un animale, un bambino, un giocattolo, un adulto…) che stava sempre da solo. Ma un giorno…"
Agli alunni del II° ciclo elementare, si sono poste, oltre alle domande precedenti, anche queste: "qualche volta ti piace stare da solo? dove vai, che cosa fai in quei momenti?"; "ci sono dei personaggi (della televisione, di spettacoli teatrali o cinematografici, di fumetti, di libri, di videogiochi o creati dalla tua fantasia) che in qualche modo ti fanno compagnia quando ti senti solo/sola?"; "quando desideri stare in compagnia, dove vai e che cosa fai?"; "con chi giochi più volentieri?"; "in quali momenti ti piace di più stare insieme alla tua famiglia?"; "se vuoi confidarti con qualcuno, a chi ti rivolgi?"; "e se sei in difficoltà, a chi chiedi aiuto?"
Per gli alunni delle Medie si sono aggiunte, alle precedenti, le seguenti domande: "dove ti senti meglio in compagnia?; "in quali momenti ti piace di più stare con la tua famiglia?"; "e in quali momenti ti piace di meno?"; "quando desideri stare in compagnia, dove vai e che cosa fai?"
Ai bambini dagli otto anni in su, abbiamo proposto inoltre di completare le frasi: "solitudine è come…"; "compagnia è come…".
Si sono create così delle similitudini che si affidano ai processi di un pensiero metaforico strettamente legato alla modalità infantile di approccio alla realtà. La metafora, prima di essere una figura retorica, è un meccanismo di flessibilità del pensiero stesso, che permette di cogliere le fluttuazioni di senso intorno a un soggetto. Nasce da uno shock percettivo che precede il lavoro linguistico e lo motiva, si muove nell’ambito della connotazione e dell’analogia, è una forma di conoscenza non razionale, ma intuitiva. Induce a stabilire relazioni con situazioni diverse — appartenenti alla sfera concreta o a quella dell’immaginario — sulla base di un denominatore comune, costituito dalle modalità con cui viene vissuta l’esperienza: modalità soggettive, che riguardano percezioni, sentimenti, pensieri, memorie di ogni bambino.
Una scelta di queste similitudini, raggruppate per tematiche, è consultabile dall'indice