UN GHIRO, UNA BICI, UN LETTO DI NUVOLE
Regali e prestiti tra immaginario infantile e teatro
  A cura di Mafra Gagliardi e Fabio Naggi, Marsilio Editore, Venezia 2004
Indice
L'Osservatorio dell'Immaginario - F. Naggi
La cultura dell'infanzia: l'indagine <<regalo di compleanno>>
I giardini dell'immaginario - M. Gagliardi
Il dono, tra essere e avere - M. Gagliardi
Regali e merci - P. Landi
Il silenzio delle cose - P. Mastrocola
Compleanno a tutti i costi? - F. Antonioli
Maestra hai scritto tutto quello che ho detto? - M. R.. Mortella
Un carrello pieno di.... - E. Miglietti
La cultura per l'infanzia: l'esperienza del teatro ragazzi
Laboratorio teatrale e immaginario bambino: una scelta di campo - M. Bricco
Dai bambini ai bambini. Cronaca dell'allestimento dello spettacolo Tanti Auguri - S. Antonelli
Appendice
Tanti Auguri - S. Antonelli
Sul teatro di varietà - G. R. Morteo

Cos’è un regalo? Un gesto o un oggetto? Un momento di attenzione o una dedica distratta? Un modo per apparire o la ricerca di un oggetto per celebrare, con semplicità, la vita? Una ricerca sul campo indaga le valenze dell'immaginario infantile su questo tema e introduce al metodo di lavoro di un teatro che nel rapporto con la cultura dei bambini pone la sua ragione di esistere.


L’Osservatorio dell’immaginario
di Fabio Naggi


"Io non passo tanto tempo con i
bambini perché devo farlo
o perché penso che sia utile,
ma semplicemente perché voglio farlo".

A chi dell’incontro quotidiano con i bambini ha fatto professione, la semplice e penetrante riflessione di uno psicanalista (1) ricorda il principio motore di una volontà disinteressata, ove il concetto di obbligo è rovesciato nei suoi opposti: curiosità e piacere.
A queste due leve del conoscere ha fatto ricorso l’Osservatorio dell’Immaginario, nel suo obbiettivo di organizzare un sistema costante di frequentazione delle giovanissime generazioni, allo scopo di dare così un’immagine parziale e insieme peculiare del mondo dell’infanzia.
La sociologia e la psicologia hanno infatti dedicato grande attenzione alle prime età della vita, ma nei limiti di un interesse prevalente per gli esiti dei processi di socializzazione e di sviluppo, cui il bambino è chiamato per collocarsi al meglio nella società del domani. Meno frequenti sono stati gli studi dedicati alle possibilità per i bambini di essere attori sociali, in quanto comunità che agisce nel presente (2).
Ai loro pensieri, idee, valori, esperienze, inquietudini; alle loro rappresentazioni simboliche e fantastiche; ai linguaggi che permettono simili rappresentazioni; alla possibilità che un’immagine di infanzia aggiornata possa essere interlocutrice del mondo della cultura adulta, e da questo sia riconosciuta e rappresentata: a tutto questo si è dedicato l’Osservatorio dell’Immaginario.

L’Immaginario e il Teatro Ragazzi
L’idea di uno strumento di osservazione del mondo immaginario infantile è concepita, nel 1992, da Silvano Antonelli, direttore artistico della Compagnia Stilema/Unoteatro di Torino, una formazione dedita alla produzione di spettacoli per l’infanzia.
In quegli anni, il concetto di lavoro in rete costituiva un nuovo approccio all’organizzazione del sapere. Sono in molti a chiedersi in quali atti concreti ciò debba tradursi.
La Compagnia segue un metodo di lavoro ben definito. I suoi allestimenti sono frutto di una creazione originale da parte degli attori/autori, che vanno raccogliendo i materiali utili alla costruzione delle diverse parti dello spettacolo nel corso dei laboratori teatrali realizzati nelle scuole dell’Infanzia ed Elementari. E’ nel confronto con i bambini che le ipotesi drammaturgiche sono formulate e verificate, quasi sempre a partire dagli aspetti concreti del vivere, l’infanzia, la realtà dell’oggi. In tale schema operativo, la frequentazione dei bambini avviene dunque nei limiti imposti dalla presenza di un attore in una classe, coinvolto un istituto singolo o, tutt’al più, più scuole di un singolo quartiere, di una singola cittadina. Applicare un sistema reticolare a simile approccio avrebbe potuto invece consentire la possibilità di dialogo con i bambini delle più diverse parti dell’Italia, coinvolgendo una rete di soggetti attivi nel campo della cultura teatrale per ragazzi attorno al tentativo di fondare un sistema di ascolto dell’immaginario infantile, concetto di valorizzazione dell’infanzia e matrice culturale del Teatro Ragazzi.
Si era potuto infatti parlare di nuovo teatro per ragazzi — e siamo a cavaliere tra gli anni ’60 e ’70 (3) — a misura del radicale mutamento avvenuto nei modi di produrre teatro per l’infanzia. In precedenza, le compagnie mettevano per lo più in scena testi scritti appositamente per i bambini oppure classici, ridotti alla lunghezza ritenuta adeguata alle possibilità di attenzione di un giovane pubblico. Quelle stesse compagnie, poi, non di rado a fine stagione si scioglievano o cambiavano in gran numero gli attori. Ma è proprio l’affacciarsi di una nuova generazione di questi ultimi che consente il cambiamento. La loro formazione avviene distante dall’accademia e nel più diretto contatto con i ragazzi (4). E’ l’esperienza dell’animazione teatrale, che disegna un nuovo rapporto tra spettatore e attore; che suggerisce nuovi ambiti tematici e nuove tecniche teatrali; che pone il suo agire a monte dello spettacolo, momento conclusivo di un più organico rapporto con il proprio pubblico di elezione. Gian Renzo Morteo riassume alcuni tra gli aspetti qualificanti di un’esperienza culturale che incide sulle consuetudini del teatro: " … l’istanza partecipativa, la specularità metaforica con la sala, la dimensione ludica, la tendenza alla captazione dell’inconscio, la disponibilità all’improvvisazione, l’uso fantastico del materiale povero o quotidiano, il primato della struttura narrativa ( rispetto a quella dell’intreccio), l’essenzialità delle tematiche esistenziali …(5) ".
L’animazione teatrale intende far emergere i tratti della cultura originale della comunità coinvolta. Omogenei per età , provenienza, esperienza, i bambini - ma analoga cosa avverrebbe per un gruppo di genitori, di studenti, di insegnanti, di impiegati etc.. — hanno la possibilità di attivare processi di invenzione con i quali dare rappresentazione della realtà, di cui parte preponderante è costituita dal loro immaginario. "L’immaginario — ricorda ancora Morteo (6) - non è l’immaginazione dei romantici perduti nei fantasmi di un mondo lunare. L’immaginario è una forma dell’esperienza umana concreta. L’immaginario è radicato nella nostra vita. Esiste una relazione tra l’immaginario e la realtà". Sembra qui indicato un preciso percorso creativo. Esso ha origine nella capacità psichica dell’individuo e del gruppo di comporre un repertorio di immagini mentali deformanti la consueta visione delle cose, potendo attingere tanto alla più recente esperienza, quanto ad un sapere mitico di cui è spesso portata inconsapevole memoria. Distanti dall’essere semplici illusioni, tali immagini sono motivo per una lettura critica o divergente della quotidianità, e offrono materia per dare verosimiglianza, sulla scena, a ipotesi di una realtà modificata (7).
Attraverso l’animazione, dunque, l’immaginario infantile si eleva ad aspetto riconosciuto ed essenziale della cultura dei bambini, fondamento stesso per un teatro che, a differenza degli altri suoi settori, sceglie di definirsi in ragione del pubblico cui si rivolge (8).
Diventa una costante di metodo, pertanto, riflettere da parte dei teatranti circa il profilo dell’infanzia, il suo rapido mutare e i riflessi che tutto ciò ha nella quotidiana pratica di creazione degli spettacoli. Vale la pena a questo proposito ricordare l’importante convegno organizzato nel 1984 a Torino, dal titolo eloquente per il tema qui affrontato: L’Immaginario Bambino (9). Un appuntamento nel quale l’infanzia è al centro degli interventi di esperti delle più diverse discipline e dei responsabili di alcune tra le maggiori industrie i cui prodotti sono destinati ai bambini. Un grande sforzo è così compiuto per comprendere, e non da parte della cerchia dei soli operatori del teatro, chi sia il pubblico dei bambini e quali tratti essi assumano nel momento in cui sono considerati consumatori di cultura. Dimora anche l’idea che il teatro sia stato in grado di promuovere negli anni recenti una differente forma di fruizione culturale, dunque un diverso bambino, soggetto attivo quando siede in platea e non solamente per il suo essere spettatore rapito dalla fascinazione dello spettacolo, ma anche perché produttore, nel gioco espressivo dell’animazione, di una cultura che il teatro ragazzi suscita e fa propria, mutandola in comunicazione teatrale (10).
L’Osservatorio dell’Immaginario nasce alcuni anni dopo l’assise di Torino e, pur in un contesto più modesto, intende rinnovare la stessa domanda posta implicitamente alla base del convegno: per chi si fa teatro? (11)
Lungi dall’essere una questione oziosa o ripetitiva, l’interrogativo ha oggi il valore di allora, anche alla luce del lento ma progressivo mutare della filosofia operativa del Teatro Ragazzi.
Negli ultimi due decenni, infatti, il settore ha conosciuto uno straordinario sviluppo delle sue attività in tutto il territorio nazionale, in dimensioni e forme sconosciute agli altri comparti del teatro italiano. Complice il riconoscimento istituzionale dell’esperienza delle Compagnie, attraverso la definizione dei meccanismi di sovvenzioni da parte dello Stato (12) e il costante rapporto con gli Enti Locali — Regioni,Province, Comuni -, gli operatori del Teatro per l’Infanzia e la Gioventù — questa la nuova denominazione ministeriale — hanno mostrato una particolare inclinazione organizzativa, dando luogo ad un fitto reticolo di occasioni di fruizione e promozione dell’esperienza teatrale. Molti teatri e sale, attive anche nei piccoli centri e paesi della provincia italiana, aprono così al pubblico di ragazzi, giovani e famiglie, offrendo articolate rassegne di spettacoli e momenti di divulgazione del linguaggio teatrale con laboratori e seminari. La scuola resta un interlocutore privilegiato, con il quale si intrecciano le iniziative. Il territorio d’elezione di ciascuna Compagnia è spesso direttamente coinvolto, con rappresentazioni e eventi accolti nei saloni delle scuole; nelle sale consiliari dei municipi; nelle chiese sconsacrate. In tal modo il teatro ragazzi riesce a dare corpo, sotto le migliori forme dell’organizzazione, alla naturale tensione alla relazione con una comunità infantile e con un territorio, memoria di un impianto di metodo più solido e articolato.
Infatti, proprio sul piano della creazione artistica, lo sviluppo appare più contraddittorio rispetto alle premesse originarie. Principalmente, si è assistito in tale ambito ad un progressivo sganciamento dal preliminare lavoro con i ragazzi. La lunga esperienza della pratica diretta con i ragazzi certo esercita la sua influenza. I repertori sono ricchi di spettacoli aventi temi di natura sociale e civile, e anche la tradizione favolistica è spesso rivisitata in modo critico e non superficiale; la drammaturgia adottata privilegia la struttura a percorso a discapito dell’intreccio, rinnovando la tradizione di certo teatro popolare; gli attori mostrano abilità nello stabilire un rapporto intelligente con il pubblico, dopo la rappresentazione. E ancora, gli spettacoli si fissano solo con il progredire delle repliche, a testimonianza della loro struttura aperta e del contributo fondamentale che sempre giunge dalla sala alla definizione del manufatto teatrale. Tuttavia il rischio di un ritorno alle concezioni tradizionali del teatro, in assenza di un saldo rapporto con il destinatario, certamente resta. In particolare sono pochi i giovani attori capaci di essere anche autori dei loro spettacoli, in grado cioè di tracciare, attraverso la frequentazione diretta dei bambini, una personale strada produttiva e recitativa, in grado di rinnovare stili e modi del teatro ragazzi, senza negare il primato della relazione con un destinatario preciso.

In tale situazione, ovviamente assai più ricca di sfumature di quanto un resoconto di necessità sintetico non riesca a restituire, l’Osservatorio dell’Immaginario tenta di collocare il suo lavoro nel solco e a favore della lezione più feconda del teatro ragazzi.
Per quest’ultimo, la stessa possibilità di sperimentare, ancora oggi, forme originali di comunicazione teatrale, e di evolvere rispetto agli stilemi originari, risiede nell’attitudine a riconoscere e incontrare la cultura dei bambini, ad entrare in rapporto dialettico con essa. Solo un reciproco scambio di visioni del mondo può far rifuggire dalla tentazione di tornare ad un rapporto unidirezionale, dal palcoscenico alla platea, e di concepire il teatro come un mero strumento di narrazione o messa in scena di un sapere ritenuto necessario all’infanzia. E’ invece un’idea feconda di trasmissione della conoscenza quella che comporta, attraverso l’osservazione e l’ascolto, l’arricchimento delle idee di partenza con nuove interpretazioni e lettura delle stesse, alla luce della realtà e di chi la vive, bambini compresi.
Il teatro non può pertanto sottrarsi ad una continua ricerca, pena l’inaridirsi della sua capacità comunicativa. "Ma sono convinto — suggerisce ancora Morteo, le cui numerose citazioni sono misura del nostro obbligo verso di lui — che non esista nulla di più velleitario di una ricerca teatrale che si occupi di teatro. Se il teatro è ciò che pensava Shakespeare e penso anch’io: << mettersi in maschera per smascherare la realtà >>, è alla realtà che allora bisogna guardare, dare spessore, altrimenti ... si elaborano formalismi sterili(13)".
L’Osservatorio dell’Immaginario è una tra le possibili risposte a tale sollecitazione. Esso è debitore nei confronti dell’esperienza dell’animazione teatrale e ne costituisce una sorta di prolungamento, dal momento che trasferisce alcuni dei suoi principi ispiratori — lo sforzo di rilevare la cultura dei bambini e la necessità di farne materia per la produzione culturale - al di fuori della singola aula e, collocandoli all’interno di una rete, compie un gesto che ricorda la proiezione di una diapositiva su di un muro, ove l’immagine risulta finalmente visibile rispetto alla ridotta scala di partenza.


Una rete per la cultura infantile
Ma come si costruisce una rete il cui scopo è intercettare un bene immateriale come l’immaginario? E come la si fa agire?

Ogni progetto culturale è anche un atto di natura politica. Lo è l’Osservatorio, con una valenza che supera il singolo settore di riferimento. Nasce nell’alveo della cultura, ma l’oggetto infanzia, e la sua valorizzazione attraverso il dato culturale, aggiunge significati che attengono alla società civile, alla sua crescita, alle regole che la governano. Il coinvolgimento dei responsabili della cosa pubblica in Piemonte è stato così il primo di tre atti, tutti concorrenti al varo della struttura dell’Osservatorio dell’Immaginario.
La Regione Piemonte è stata l’istituzione che ha permesso l’agire sino ad oggi dell’Osservatorio, senza soluzioni di continuità. Accanto ad essa si è spesso posta la Città di Torino (14). Al di là della semplice e doverosa citazione, sono da evidenziare le condizioni strutturali che rendono possibile lo sviluppo di un progetto. Nel caso presente, l’esistenza di un una legge a favore del teatro, la legge regionale n° 68 del 1980, è stato lo strumento grazie al quale valutare la congruità di un osservatorio dedicato all’immaginario infantile con le altre tessere del mosaico teatrale regionale. Si tratta di un quadro normativo ispirato da una precisa politica, volta a sviluppare una tradizione riconosciuta e radicata in un territorio, quale è il teatro ragazzi in Piemonte, e che di volta in volta articola strumenti utili ad accompagnare le compagnie regolari, grandi e piccole, storiche e recenti, che tale tradizione possono mantenere e rinnovare. Una politica per la culturale teatrale che ha l’obbiettivo di rafforzare un tessuto culturale attivo, che favorisce l’azione di lunga durata a discapito dell’estemporaneità, che coniuga la straordinarietà degli eventi con l’ordinaria possibilità, per un cittadino, di accedere ad una costante programmazione di offerte culturali (15).
L’Osservatorio comprende in sé tre termini di riferimento: bambini; teatro; immaginario. Ciascuno di essi presuppone conoscenze specifiche e stabilisce connessioni con ulteriori discipline del sapere: la psicologia; la sociologia; la storia delle cultura. Secondo atto decisivo per l’Osservatorio è stato così individuare un responsabile scientifico, in grado di indirizzare il lavoro di ricerca. Nella persona di Mafra Gagliardi è stato possibile riconoscere simili competenze di natura interdisciplinare. La sua figura è ponte ideale tra il teatro ragazzi, del quale fu protagonista fin dalla prima ora, e la scuola, profondamente conosciuta nella sua complessità, per aver insegnato in tutti e tre i gradi. Anche in tale caso occorre superare il singolo dato biografico e considerare invece quanto la definizione, la più precisa possibile, di obbiettivi consenta di valorizzare al meglio le risorse umane esistenti entro la cerchia di critici, operatori, studiosi che sono parte stessa di un ambiente culturale. Di più, tra gli obbiettivi da perseguire andrebbe sempre posto il tentativo di allargare tale cerchia, per favorire una circolazione delle idee che superi i confini che inevitabilmente, nel tempo, vengono a stabilirsi tra i diversi settori della cultura (16).
Il teatro ragazzi è un’esperienza che interloquisce con diverse istituzioni culturali. Innanzitutto, in seno al mondo del teatro, con gli altri soggetti che ne compongono il profilo: circuiti, teatri comunali, teatri stabili, compagnie (17). Quindi con la scuola. Infine con le strutture culturali promosse dalle amministrazioni locali. Quando l’Osservatorio si è posto il problema di come formare la sua rete, essa era così in gran parte già composta. L’Italia era infatti disseminata di operatori culturali, di insegnanti, di teatranti la cui azione si dipanava quotidianamente nei confronti dell’infanzia. Percepire nuovi obbiettivi o trovare confermate le ragioni profonde che dettavano le loro azioni è stata la leva che ha favorito le molte adesioni, che sono alla base del sistema di "punti di rilevamento" venutosi a creare. La sua particolarità è dovuta al carattere eterogeneo delle sue varie parti. Non è usuale veder lavorare insieme teatri comunali, biblioteche pubbliche, uffici regionali, singole scuole, circuiti, compagnie grandi e piccole, uffici comunali, associazioni culturali, quelle stesse che compongono l’elenco che segue e che suggerisce una geografia di persone e istituzioni sempre in movimento (18):


Maria Rita Alessandri, Fontemaggiore di Perugia; Valeria Anfossi, Adriana Bevione e Egle Bolognesi, Città di Torino, Centri di Cultura per l’infanzia, Torino; Gianfranco Bella, Milano; Tina Bertoni, Città di Vigevano, Teatro A.Cagnoni, Vigevano; Rosalia Bigliardi, Città di Jesi/ Biblioteca Planettiana - Sezione Ragazzi, Jesi; Carlo Bruni, Bari; Cecilia Cangelli , Kismet OperA, Bari; Jolanda Cappi, Teatro del Buratto, Milano; Renata Coluccini, Milano; Daniela Cossiga, Compagnia La Botte e il Cilindro, Sassari; Clara Cottino, Compagnia Crest, Taranto; Silvia Criscuoli, Scenari, Vittorio Veneto; Maria Rosa Curello, Circolo Didattico "Nino Costa", Torino; Daniela De Scisciolo, CIDI, Potenza; Elia Di Menza e Piera Rosi, ASPAL - Teatro Comunale, Alessandria; Giovanna Facciolo e Luigi Marsano, Compagnia I Teatrini, Napoli; Lisa e Mario Ferrari, Teatro Pandemonium, Bergamo; Valeria Frabetti, La Baracca -Testoni Ragazzi, Bologna; Rocco Laboragine, Associazione Basilicata Spettacoli, Potenza; Paola Lay, Associazione Comuni per lo Spettacolo, Cagliari; Michele Lanza, AGIMUS, Campobasso; Annalena Manca, Istituto Comprensivo Falcone Borsellino, Roma; Elena Miglietti e Enrico Nada,Novacoop,Torino; Carla Monaco, Castrovillari; Marina Ortolani e Francesco Mattioni, Teatro del Pirata, Jesi; Reginaldo Palermo, Direzione Didattica di Pavone C. se (To); Giovanna Palmieri, Centro Culturale S.Chiara, Trento; Marino Pedroni, Teatro Comunale ,Ferrara; Guglielmo Pinna, Mira; Vania Pucci e Renzo Boldrini, Giallo Mare Minimal Teatro, Empoli; Cetty Punzo, Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia - Direzione Generale, Palermo; Renzo Raccanelli, Modena; Giovanna Reggio d’Aci, Pavia; Marina Rippa, Compagnia Liberamente, Napoli; Paola Rossi e Carlo Presotto, La Piccionaia, Vicenza; Giorgio Scaramuzzino, Teatro dell'Archivolto, Genova; Marilisa Severini e Nadia D’Onofrio, Regione Abruzzo - Centro Servizi Culturali, Pescara; Livio Sossi, Associazione Culturale Alberti, Trieste; Nicoletta Stefanini, Compagnia Ruotalibera, Roma; Carla Truccano e Ronco Maria Assunta, Circolo Didattico "Anna Frank", Leinì (TO); Silvio Truccano, Verona; Daniela Rossi Saretto Comune di Merano, Assessorato alla Scuola e Cultura, Merano; Tito Vezio Viola, Città di Ortona, Assessorato alla Cultura / Biblioteca, Ortona; Vanni Zinola, Teatro dell’Angolo, Torino


In seno a tale gruppo di persone, accresciutosi nel tempo, l’Osservatorio ha lanciato le sue indagini.
A questo proposito, il metodo adottato è relativamente semplice. In ogni luogo sono coinvolti gruppi di bambini tra i tre e i dodici anni. Salvo alcune eccezioni, infatti, è a tali età che sono state rivolte le ricerche. I bambini interessati sono sempre stati sempre più di mille, costituendo così una platea di ascolto notevole. Ogni volta è stata posta attenzione affinché a ragazzi abitanti nelle città fossero affiancati altri che vivessero la realtà della provincia; affinché le aree del Nord, del Centro e del Sud dell’Italia fossero ugualmente rappresentate; affinché eterogenee fossero le condizioni socio economiche di appartenenza dei gruppi coinvolti. Non si è mai trattato di assegnare scientificità statistica alle indagini. Altri istituti esistono preposti a simili compiti. Piuttosto l’Osservatorio, il cui scopo è di raccogliere frammenti di pensieri e di poesia attraverso il gioco delle metafore, si è voluto in tal modo assicurare un coro che non rischiasse di cantare all’unisono, ma che piuttosto cercasse le dissonanze e perfino qualche stonatura.
Per ciascuna indagine, il primo passo è la realizzazione di un questionario, realizzato, a misura del tema, nelle diverse versioni che l’età dei bambini richiede (19). Concepito dal responsabile scientifico dell’Osservatorio, esso è accompagnato da indicazioni, istruzioni, suggerimenti, in modo da far agire tutti i responsabili dei singoli luoghi secondo indirizzi omogenei. I rischi dello strumento sono conosciuti. Tra questi vi sono l’omologazione delle risposte tra i bambini di una singola classe o gruppo; così come l’adeguarsi da parte loro alle attese dell’adulto che pone le questioni. Ad essi si è posto rimedio in vari modi: concatenando le domande in modo tale da restituire il tono di un discorso riservato tra bambino e anonimo interlocutore, al quale ci si poteva anche confidare; proponendo quesiti singolari, potenzialmente capaci di colpire l’immaginazione in modo subitaneo e di provocare così una risposta (20); coinvolgendo ogni volta un numero superiore ai mille, milleduecento bambini rendendo così residuali gli atteggiamenti di imitazione.
La gran messe di risposte in tal modo raccolte — decine di migliaia — hanno sempre rappresentato una base da noi erroneamente definita quantitativa. In realtà, come può testimoniare chi scrive avendoli in ciascuna occasione letti tutti, in relazione al tema scelto pareva ogni volta di vivere il privilegio di avere dinnanzi un’arena stipata di bambini provenienti da tutta Italia i quali, avendo avuto diritto di parola, rispondevano con toni e contenuti i più diversi. In tale contesto anche le risposte costanti e ovvie assumevano un loro peso, laddove era la viva voce di una bambina di Taranto, abitante nei pressi della città vecchia ad esprimere analogo pensiero di un suo coetaneo, questa volta milanese, nato e cresciuto in un quartiere dormitorio di periferia. Non due numeri, ma due storie. Inoltre, le varianti hanno spesso superato le permanenze, così che il quadro composto è risultato oggettivamente ricco.
Accanto ai questionari è istituita una seconda raccolta di suggestioni resa possibile, questa volta, dall’azione degli operatori del teatro. Lo strumento del laboratorio teatrale viene posto al servizio dei temi d’indagine dell’Osservatorio, rappresentando la possibilità di condurre approfondimenti sui nuclei tematici emersi in seguito alla lettura dei questionari. I laboratori, disseminati per la penisola, consentono inoltre di affiancare alla documentazione cartacea, una grande varietà di materiali di diversa natura linguistica: disegni, video, oggetti, frasi, piccoli componimenti musicali -. Alla fine molti scatoloni contengono un distillato di visioni infantili che occorre comunicare.
La divulgazione delle ricerche avviene tramite la collana de I Quaderni dell’Immaginario. Curatrice Mafra Gagliardi, essa ha avuto il merito di suggerire, per ogni tema e con grande rispetto per i materiali trattati, delle piste di lettura di quanto i ragazzi avevano espresso, lasciando poi alla viva voce dei bambini il compito di comporre il libro. In ragione di ciò, e all’opposto di certa letteratura che muta in merce il pensiero infantile, deformato e reso più appetibile dalla lente del ridicolo, la curatrice ha rinunciato ai diritti di autore sulle vendite.
Nella definizione dei temi di indagine sono sempre stati privilegiati campi propri dell’immaginario, di cui si è avuto cura di definire solamente una cornice, tanto precisa quanto più ampia possibile. La finalità di raccogliere pensieri e visioni nella loro vivezza mal si concilia infatti con l’assunzione di temi eccessivamente focalizzati.
Questo criterio ha dunque informato la scelta del primo tema: la paura, argomento presente nella letteratura scientifica e negli interessi di molti, e proprio per questo parso utile per saggiare un metodo che era ancora da sottoporre a verifica (21). Ne Quaderno dell’Immaginario 1992-94: Le paure (Omega, Torino, 1995) si affacciano timori antichi e nuovi - alcuni indotti, altri ancestrali — ed inediti "incubi orrorosi", provocati da nuovi modelli del fantastico diffusi da una ricca produzione mediatica.
Rassicurati dagli esiti della prima indagine, e con una rete in veloce ampliamento, la successiva indagine si è concentrata su un tema assai poco conosciuto e esplorato, e tuttavia ricco di implicazioni immaginarie: il desiderio. Volare! Amici immaginari. Vorrei avere. Vorrei essere. Restare piccolo, diventare grande. La bacchetta magica. Un mondo diverso. Fratelli animali. .... Le pagine de Le stelle nascoste, mappa del desiderio nell’immaginario infantile (Marsilio, Venezia, 1997) presentano un repertorio ricco di assenze e presenze, di oggetti e di persone, di slanci verso un futuro sempre più tecnologico e di dolce nostalgia per un mitico paradiso perduto.
Quaderno dell’Immaginario 2000-02: Chiusi nell’armadio (Castalia, Torino, 2002) ha tentato il rovesciamento dell’ordinario approccio alla solitudine, condizione connotata per lo più in modo negativo. Ad essa è stata infatti posta affianco il vivere insieme e si è tentato di far emergere emozioni, sentimenti, tensioni e attese che dimorano nella fitta trama di rapporti che un piccolo individuo tesse con gli altri e con se stesso (22).

Si giunge così a questo ultimo Quaderno, sulla cui struttura apriamo una parentesi, utile al lettore — genitore o insegnante, educatore o operatore culturale per l’infanzia — per orientarsi tra i diversi interventi.

A differenza dei precedenti Quaderni dell’Immaginario, infatti, non ci troviamo di fronte alla presentazione dei soli risultati di una indagine tesa ad individuare alcuni degli aspetti più ragguardevoli circa il rapporto tra l’infanzia di oggi e la pratica del ricevere o fare regali.
Il tema del consumo, visto attraverso la lente del rapporto tra adulti e bambini, appare quanto mai attuale, e ciò è quanto basterebbe per assegnare un senso compiuto alla ricerca svolta. Tuttavia si è deciso di realizzare, questa volta, un ulteriore sforzo, per dare una risposta a due domande fondamentali. La prima, quale sia la ragione ultima che ha mosso l’Osservatorio dell’Immaginario alla raccolta delle molte suggestioni pervenuteci dai mille e oltre bambini italiani. La seconda, quale sia l’uso successivamente fatto dei pensieri infantili raccolti, considerando la divulgazione dei risultati attraverso la serie di Quaderni pubblicati — e dunque questo stesso volume - un primo, fondamentale passo, e tuttavia non conclusivo.
La risposta, sia pur parziale, a questi due quesiti è da noi data attraverso la struttura stessa di questo libro.
Anche per quanto scritto sin ora, è obbiettivo dell’Osservatorio promuovere l’infanzia intesa non come un corpo sociale da plasmare, bensì soggetto capace di esprimere un sistema complesso di rappresentazioni del mondo e modi peculiari di entrare con esso in relazione. La possibilità per l’infanzia di essere produttrice e portatrice di cultura, di una sua propria cultura, è così l’affermazione generale che informa la prima parte di questo libro. Un principio che si traduce in una preliminare riflessione sul concetto di immaginario; nei risultati della ricerca Regalo di Compleanno; e in due esempi di buone pratiche di ascolto. Nel primo è protagonista la Scuola dell’Infanzia, segmento del nostro sistema formativo non sempre adeguatamente preso in considerazione per il contributo in grado di dare alla comprensione e alla valorizzazione del mondo dei bambini (23); e nel secondo, il supermercato (24), quale esempio dell’ampio spettro di luoghi sociali entro i quali sono realizzate esperienze di forte impatto sull’immaginario collettivo e individuale.
La comunicazione infantile soffrirebbe, per definizione, di parole rarefatte (25), ma chiunque frequenti i bambini conosce bene la ricchezza dei linguaggi da essi usati. La fatica necessaria ad un adulto nel seguire l’intrecciarsi, in apparenza caotico, dei loro discorsi può essere tra le cause della nostra tendenza a semplificare la portata del pensiero infantile. E’ comunque evidente che la comprensione adulta soffre — questa volta occorre abbandonare il condizionale — di un ascolto distratto (26). Non stupisce pertanto che il tratto della banalizzazione divenga il paradigma al quale più di frequente sono adeguate le azioni che gli adulti compiono a favore dei bambini, non ultime quelle di ordine culturale.
Sulla scorta della recente tradizione del teatro ragazzi di cui si è detto nelle pagine precedenti, la seconda parte del libro prova a tracciare una cornice differente. In essa è posta l’idea che ideatori e produttori di occasioni culturali destinate all’infanzia stabiliscano con quest’ultima un canale di ascolto, evitando il rischio di assumere l’immagine più semplice che di bambino ci si pone dinnanzi e di ritenere che sia sufficiente corrispondere alle esigenze comunicative e immaginative di tale stereotipo. Al contrario, si suggerisce la necessità di porre in diretta e biunivoca relazione il mondo della cultura dell’infanzia, riconoscendone l’esistenza e i suoi tratti peculiari, con quello adulto, favorendo una circolarità di sapere che è presupposto per il continuo rinnovamento di quel sistema di valori, credenze e rappresentazioni di esse che noi definiamo cultura.
La possibilità di dialogare con bambini di tutta Italia data dall’Osservatorio, descritta in queste stesse pagine; e il laboratorio teatrale, luogo nel quale la cultura infantile emerge a livelli espressivi evidenti, sono entrambi strumenti utili a stabilire una relazione costante tra una Compagnia professionista — Stilema/Unoteatro di Torino (27) - e la realtà materiale e immaginaria dell’infanzia contemporanea. La metamorfosi dei materiali grezzi così raccolti — si descrive qui il passaggio dalle suggestioni della ricerca Regalo di Compleanno allo spettacolo Tanti Auguri - dimostra quindi come il sapere infantile possa entrare nel vivo della creazione teatrale, orientando il lavoro dell’autore e attore, adulto e professionista, dello spettacolo. Il contributo che l’infanzia così dà all’arte della scena è diretto. In cambio il teatro rinnova l’immaginario dei suoi spettatori attraverso il gioco simbolico che esso propone, al cui centro, questa volta, accampa l’immagine di un bambino non già semplificato e impoverito, ma di un’infanzia più prossima al vero.

Quest’ultima affermazione, riprendendo il filo del discorso, è degna di una ulteriore precisazione, poiché motiva e giustifica l’agire stesso dell’Osservatorio. Se ogni ricerca ha evidentemente offerto risultati inerenti al singolo oggetto di indagine (28), l’apparire dei Quaderni in successione, e di questo presente, contribuisce a raggiungere uno scopo di carattere generale. Paure, desideri, mondo dei regali, solitudini e compagnie sono tutti punti di vista attraverso i quali leggere la realtà di quale bambino? "Non esiste il bambino paradigmatico … - ricorda Mafra Gagliardi (29) - Dai media ci vengono due immagini d’infanzia contraddittorie: il bambino << virtuale >> dell’immagine pubblicitaria …, e il bambino vittima, protagonista di storie lacrimose e allarmanti… Nel mezzo i bambini che tacciono, i bambini << invisibili >> che attraverso i materiali della ricerca propongono frammenti del loro immaginario e della loro vita reale". L’infanzia, i bambini che vivono per lo più accanto a noi, è dunque intesa essere dall’Osservatorio un vasto giacimento culturale. La sua mancata e positiva esplorazione è misura della povertà intellettuale con la quale l’adulto regola sovente la sua relazione con l’infanzia. Scrive a questo proposito Sandro Gindro , psicanalista, musicista, drammaturgo (30): "I bambini non sono stupidi; i bambini sono bambini e basta. Sono esseri umani che vogliono capire il mondo. Amano, soffrono, proiettano e si identificano. Sono saggi e stolti, come tutti gli esseri umani … Non esiste il mondo dei bambini. Esiste il mondo di ogni essere umano che è prima bambino, poi adulto e poi vecchio... Bisogna rispettare i bambini non perché sono bambini, non perché sono la speranza di domani, ma perché sono degli esseri umani che vivono e desiderano qui ed ora. Soprattutto non bisogna perseguitare i bambini, come se essere bambini fosse una condanna. Quando si fa un lavoro per loro è indispensabile operare con serietà e correttezza come si fa per gli adulti … ma soprattutto non bisogna ingannarli".
L’inganno è spesso tentato ai danni di persone considerate sciocche, credulone, babbee e fa riflettere che la lingua italiana consideri tra i sinonimi della parola bambini aggettivi sostantivati quali ingenui, semplici, immaturi, sprovveduti, inesperti (31) .Occorre pertanto produrre uno sforzo di attenzione in più quando ad essi ci si rivolge sul piano della comunicazione e del manufatto culturale, consci di operare anche nel tentativo di ribaltare un pregiudizio tanto silenzioso quanto largamente diffuso.
Seguendo il senso di tale affermazione, l’Osservatorio, accanto all’attività di ricerca di cui s’è data notizia, ha assunto iniziative dirette e indirette per suggerire un diverso modo di produrre cultura per i bambini. La maestra tra queste strade resta il teatro, come l’intero impianto di questo volume tenta di dimostrare, nel passaggio dall’ascolto dell’infanzia alla definizione di uno spettacolo, che lascia in queste pagine una piccola traccia di sé attraverso il proprio copione (32). Ma i tratti originali, così come le vicende ordinarie di un bambino sin qui invisibile possono divenire ispirazione per coloro che, sul versante di altri linguaggi artistici e creativi, quotidianamente confezionano occasioni di consumo culturale per i bambini e per gli adulti. Alcuni settori esercitano più di altri la loro influenza nell’accreditare rappresentazioni di infanzia poi adottate come verosimili dall’intera comunità civile. Ci riferiamo alla produzione visiva e audiovisiva, avendo negli occhi, tra gli altri, bambini prodigio che scimmiottano abilità adulte assai distanti da loro e adulti trasformati in prevedibili personaggi fantastici, il cui palese fingere dovrebbe valere quale porta di accesso al mondo del fantastico e della fiaba.
Abbozzando un modello differente, l’Osservatorio ha realizzato un esperimento entrando in contatto con i professionisti dell’illustrazione per l’infanzia. Sotto la direzione artistica di Livio Sossi è stato possibile inviare a più di cinquanta affermati illustratori italiani, molti dei quali pubblicati dalle maggiori case editrici del settore, una copia del Quaderno dedicato ai desideri, accompagnata dalla consegna di illustrare almeno due delle affermazioni dei bambini che maggiormente li aveva colpiti. Il titolo della tavola non sarebbe stato indicato dall’autore, ma sarebbe coinciso con la frase scelta, consentendo così un dialogo a distanza fra il pensiero infantile e il lavoro del disegnatore.
Le Stelle nascoste, quaranta illustratori raccontano i desideri dell’infanzia è la mostra scaturita da tale lavoro e presentata a Torino il 20 novembre 2001, Giornata nazionale dell’infanzia (33). Nel presente caso, l’originalità della proposta dimora nello scarto tra le tradizionali fonti di ispirazione degli illustratori e il volume dell’Osservatorio. In via ordinaria e quasi del tutto esclusiva, infatti, un illustratore è chiamato a dare immagine a storie già scritte, siano esse recenti o appartenenti al corpus tradizionale della fiaba. In altri casi può essere lui stesso autore di una storia che trova nelle immagini gran parte della sua forza narrativa. Assai di rado, e per molti di coloro coinvolti nella mostra torinese si trattava della prima volta, essi si trovano ad illustrare i diretti pensieri dei bambini, ovvero provano ad interpretare con la grafica, il disegno, il colore, le tecniche pittoriche le più avanzate quel mondo al quale, per mestiere, si rivolgono. Occorrerebbe allargare qui il discorso al rapporto tra illustratori ed editori, individuando i limiti imposti dalle regole del mercato a carattere, stile e argomenti cui l’illustrazione si ispira, in una difficile azione di formazione del gusto in un pubblico che, per l’appunto, vive spesso di immagini infantili stereotipate.
Basti tuttavia l’esempio di questa incursione nel mondo dell’illustrazione per ragazzi ad indicare quanto i contenuti delle ricerche dell’Osservatorio abbiano la potenzialità di essere un materiale originale, utile a impollinare metodi ed esiti degli operatori della cultura e della comunicazione per l’infanzia, molti dei quali appaiono distanti dalla convinzione che " le cose sui bambini le impariamo soltanto dai bambini (34)".

A Reims, città del nord della Francia, nell’incipiente primavera di ogni anno viene organizzato un Festival Internazionale di Teatro per l’Infanzia che porta il nome di Méli’môme (35). Espressione di non facile traduzione, essa rinvia alla possibilità di trovarci avvolti dal clima caotico e vitale che si crea quando i bambini incrociano i loro giochi, i loro pensieri. Tale titolo è di interesse per noi perché è la sintesi — due sole parole - di un vero e proprio progetto culturale.
Essere in mezzo ai ragazzi significa non trovarci tra di loro come estranei, persino infastiditi dalla loro esuberanza, ma come persone curiose, che volentieri desiderano contaminare visioni del mondo proprie con quelle dei bambini, allo scopo di dare vita ad un meticciato culturale frutto del contatto tra età diverse della vita. Poiché simile atteggiamento presuppone l’idea che l’infanzia sia un soggetto che esiste ora e qui, e non solo in una prospettiva futura di crescita dei singoli individui, occorre allenarsi all’ascolto e all’osservazione, lasciando minor spazio a stringenti obbiettivi formativi ed educativi, fiduciosi nel ritenere che le strade della trasmissione del sapere seguano più di una direzione.
Nelle pagine di questo Quaderno è proposta solo una parziale esperienza in tale direzione. Per questo l’invito è esteso a tutti i lettori affinché provino essi stessi ad articolare un discorso originale con i bambini che frequentano nella loro vita privata o professionale, creando dapprima, e facendosi custodi poi, dei segni della cultura della loro famiglia, della loro classe, della loro comunità. Strumenti e metodi descritti in questo volume saranno rinnovati e perfino superati. Questo il nostro augurio.



NOTE

(1) Ronald D. Laing, Conversando con i bambini , Einaudi, Torino, 2000, pag.XXXV

(2) William A. Corsaro , Le culture dei bambini, Il Mulino, Bologna, 2003. In part. pp. 29 — 55.

(3) Torino è la città che, prima in Italia, accoglie e sviluppa le esperienze legate al nuovo teatro ragazzi. Sono di riferimento, da un lato, figure come Franco Passatore, Remo Rostagno, Loredana Perissinotto, che rispondono alla situazione sclerotizzata del teatro di prosa con gli esiti di un teatro concepito e realizzato direttamente dai bambini. Giovanni Moretti e il Teatro dell’Angolo (1971) riescono invece a coniugare la nuova esperienza dell’animazione teatrale con l’arte della scena, dando un fondamentale contributo al rinnovamento di quest’ultima ed elevando a soggetto culturale autonomo l‘infanzia. Il fermento culturale attorno al binomio teatro e ragazzi investe nello stesso torno di anni vaste aree del paese. In Lombardia e in Emilia Romagna, soprattutto, si assiste tra il 1971 e il 1976 alla fondazione di gruppi che saranno per lungo tempo punto di riferimento del movimento in atto: Teatro del Sole e Teatro del Buratto a Milano; Teatro del Setaccio poi Teatro delle Briciole a Parma; Teatro Gioco Vita, prima a Torino, poi a Piacenza. Cfr. Adriano Gallina, "Il teatro ragazzi" in Mimma Gallina, Organizzare il teatro, Franco Angeli, Milano, pp.98 — 109. Per una fotografia del successivo espandersi del fenomeno, con la formazione di decine di Compagnie attive sul territorio nazionale, Cfr. Antonio Attisani, Walter Cassani, Giorgio Testa ( a cura di), Rapporto sullo stato del Teatro Ragazzi in Italia 1975/1990, Roma, Ente Teatrale Italiano

(4) Completano la formazione di questa sperimentale pedagogia dell’attore la meditazione sui grandi maestri del teatro, sul canto popolare, sulle varie manifestazioni della cosiddetta teatralità diffusa. Cfr Giovanni Moretti, Attori, solisti e burattini in Sandro Gindro, Teatro. Opere per attori, solisti e burattini, SEB, Torino, 2002, p.9

(5) Gli attori, in tal modo allenati, divengono autori degli spettacoli, secondo modalità e stili che sono propri per ciascuno di loro. Riuniti in compagnie in modo stabile, vengono così a formarsi nuclei creativi delineati, che caratterizzano la singola formazione con un linguaggio teatrale originale e autonomo, un vero e proprio "marchio di fabbrica".Cfr. Gian Renzo Morteo, "Nuova filosofia del teatro ragazzi come superamento del servizio" in Quaderni CERTES, Regione Piemonte, 1986. Morteo ( 1924 — 1989), ordinario di Storia del Teatro all’Università di Torino, è stato uno dei massimi teorici dell’animazione e attento osservatore degli sviluppi successivi dell’animazione teatrale e del suo rapporto con il Teatro Ragazzi..

(6) Gian Renzo Morteo, "Frammenti" in Ipotesi sulla nozione di teatro e altri scritti, pp. 141 — 142 , Teatro Stabile di Torino-Centro Studi Linea Teatrale, Torino, 1994

(7) Cfr. Mafra Gagliardi, I Giardini dell’Immaginario, infra. La stretta relazione tra immaginario e realtà contrasta con la distanza posta nell’interpretazione corrente del loro significato. Il Battaglia così definisce il sostantivo "immaginario": " Che esiste o accade solamente nell’immaginazione; che non ha fondamento nella realtà; illusorio, fittizio, astratto, irreale, frutto di una fantasia vivace e strigliata"; " Che dipende esclusivamente dalla fantasia individuale o collettiva o dalla creazione artistica (un personaggio); leggendario, mitico." Anche la produzione creativa, dunque, sembra essere posta ai margini dei confini del reale, e con questo avere un rapporto assai labile. Cfr. Salvatore Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, Tomo VII, UTET, Torino.

(8) E non, ad esempio, in base al repertorio scelto (teatro di prosa); al prevalere di una tecnica sulle altre ( teatro di figura, teatro danza, video teatro etc.); ad aspetti di metodo ( teatro di ricerca ) Cfr. Adriano Gallina, "Il teatro ragazzi" op. cit.

(9) Cfr. Antonio Attisani (a cura di) L’immaginario bambino. Progetto infanzia e consumo culturale negli anni Ottanta, Atti del convegno, Torino 19-20 maggio 1984, la casa Usher, Firenze, 1985.

(10) Un’ampia parentesi, che non è qui il caso di aprire, andrebbe a questo punto dedicata agli spettacoli prodotti in seno questa esperienza. Impossibile stilare un elenco che non risulti più che parziale, ma di essi è possibile segnalare aspetti generali e qualificanti. Nei suoi esiti i migliori, il teatro ragazzi propone spettacoli che, nati a contatto con l’infanzia, raggiungono anche il pubblico adulto per l’universalità dei temi e l’originalità dei linguaggi teatrali adottati. E’ dunque un teatro artisticamente valido "per tutti". Molti titoli del teatro ragazzi hanno una vita decennale e raggiungono le svariate centinaia di repliche. Una longevità che è segno di validità del messaggio. Il teatro ragazzi è tra le forme di spettacolo dal vivo più rappresentato all’estero. Ogni anno formazioni italiane sono ospiti in Europa e nel mondo nelle migliori rassegne e festival.

(11) Cfr in particolare l’intervento al Convegno di Gian Renzo Morteo, Teatro e Scuola. Antonio Attisani (a cura di) L’immaginario bambino cit., pp. 117 — 120.

(12) Lo Stato italiano sovvenziona il teatro, e con esso l’intero sistema dello spettacolo italiano — enti lirici, musica, danza, cinema, spettacolo viaggiante — attraverso il Fondo unico per lo spettacolo (FUS), istituito con apposita legge nel 1985. Analogo intervento realizzano quelle Regioni che nel tempo si sono dotate di una legge atta a regolare l’esercizio del teatro, o più in generale dello spettacolo, entro i propri confini. Il processo federalista in corso ha accelerato l’attività legislativa di queste ultime.

(13) Cfr. Gian Renzo Morteo, "Nuova filosofia del teatro ragazzi", op. Cit.

(14) Tra i soggetti istituzionali che hanno contribuito allo sviluppo dell’Osservatorio va inoltre ricordato l’Ente Teatrale Italiano. La collaborazione si è sviluppata nel quadro del programma di attuazione del Protocollo di Intesa per l’Educazione al Teatro, sottoscritto tra la Presidenza del Consiglio - Dipartimento dello Spettacolo, Il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica il 12 giugno 1997

(15) Sotto l’egida della Regione Piemonte, da nove anni le compagnie riconosciute per il loro specifico agire nei confronti del pubblico infantile e giovanile sviluppano un lavoro comune di promozione del teatro ragazzi entro i confini regionali. Il Progetto Teatro Ragazzi e Giovani Piemonte — tale la sigla adottata — è esperienza di collaborazione tra professionisti del teatro unica in Italia per caratteristiche e durata nel tempo.

(16) Tende a questo scopo la ricerca a più voci di Regalo di Compleanno.

(17) Sono nomi che poco diranno al lettore non esperto del mondo della scena, ma basti considerare che si tratta di soggetti tra loro distinti per le diverse funzioni. I circuiti sono nati per favorire, appunto, la circuitazione degli spettacoli entro territori definiti. I teatri comunali sono diretta espressione di una comunità municipale e della sua politica culturale. I teatri stabili si caratterizzano per la loro continua azione nello spazio — un edificio teatrale — e nel tempo e per una partecipazione diretta o indiretta di maggior peso da parte delle pubbliche istituzioni: Stato, Regioni, Province, Comuni. Le compagnie si formano con lo scopo di produrre uno spettacolo e di vederlo poi itinerare di città in città, secondo la tradizione italiana del "giro". Naturalmente la definizione dei diversi ruoli provoca talvolta conflitti di competenze e una dialettica costante.

(18) Per sua stessa natura la rete è aperta e variabile. Sono qui indicati tutti coloro che hanno partecipato alle attività in questi tredici anni. Ci scusiamo fin d’ora con tutti gli interessati per eventuali e involontarie omissioni e inesattezze.

(19) Per quanto riguarda Regalo di Compleanno, le domande poste sono citate negli interventi dei singoli ricercatori. Cfr. infra gli interventi di Gagliardi, Mastrocola, Landi e Antonioli.

(20) Ad esempio, che suono, che colore, che sapore ha un desiderio; o quali sono le parole di paura, etc.

(21) Si ha esempio in questo caso della stretta correlazione tra progetti culturali e territori. La prima indagine sulle paure venne infatti svolta a tappeto entro i confini del Canavese, una zona geografica omogenea per cultura, tradizioni e storia il cui baricentro è Ivrea, in provincia di Torino. La Compagnia Stilema da anni agiva in modo capillare in quel territorio con spettacoli e laboratori e ciò ha reso possibile la veloce implementazione dell’indagine, complice la rete delle scuole canavesane e in particolare modo il sostegno dato al progetto dal Direttore Didattico Reginaldo Palermo, attivo a Pavone C.se.

(22) Un orientamento di lavoro dell’Osservatorio ha riguardato i giovani e il loro rapporto con la cultura teatrale. Le ricerche sono state condotte sotto la responsabilità scientifica di Giorgio Testa, di Giovanni Moretti, di Chiara Alpestre, di Roberto Montagna. I giovani hanno bisogno di teatro? Se si, come esprimono questo bisogno? E che idea hanno del teatro, che immagine? Per rispondere a queste domande l’Osservatorio ha compiuto una ricerca in otto Scuole Superiori di Torino e in due luoghi di aggregazione extra-scolastica. Il Teatro nella mente. Una indagine a Torino sull’immaginario teatrale dei giovani (Torino 1997) sono un libro a cura di Giorgio Testa e un video a cura di Giovanni Moretti dove i dati della ricerca sono analizzati e dove, alla luce di questi, è proposta una ipotesi di rapporto tra le giovani generazioni e la pratica del teatro. Nella seconda tappa di tale lavoro, un animatore teatrale, un semiologo, una giornalista e un attore animatore suggeriscono alcune possibili tendenze circa i contorni dell’immaginario che i giovani decidono di affidare al teatro nel momento in cui provano a farlo? Possibili realtà è il titolo dell’indagine, della quale è disponibile il dattiloscritto (Torino, 1999).

(23) La misura di quanto importante sia il ruolo che la Scuola dell’Infanzia ed Elementare svolgono in seno alle attività è data dalle numerosissime citazioni presenti nelle pagine dedicate ai ringraziamenti.

(24) E’ stata coinvolta la maggiore realtà italiana nel campo della grande distribuzione: la COOP.

(25) Come è noto, la parola infanzia rimanda ad una persona priva del dono della parola.

(26) Sono continui gli esempi di un simile atteggiamento, e persino gli incoraggiamenti ad assumerlo. In queste settimane, che precedono l’annuale esodo delle vacanze, protagonista di uno spot radiofonico è un’auto che metterà a tacere l’eventuale curiosità dei bambini per ciò che potrebbero vedere dai finestrini, grazie al lettore dvd e allo schermo televisivo compresi negli optional. Ed è recente la notizia di una sperimentazione condotta in Inghilterra, presso una grande catena di distribuzione, ove ai genitori viene offerta la possibilità di fare acquisti senza l’assillo dei capricci dei figli, grazie a carrelli accessoriati di strumenti multimediali che distrarranno i loro marmocchi da eccessive velleità consumistiche.

(27) Si tratta, com’è ovvio di un’esperienza non isolata. Ne Il teatro per i ragazzi, catalogo delle produzioni 2002/2003 pubblicato dall’ETI — purtroppo ad oggi l’ultimo disponibile - sono elencati ben 110 soggetti riconosciuti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la loro attività dedita in tutto o in parte al pubblico dei ragazzi. Esistono anche in questo settore differenti situazioni tra il Nord e il Sud dell’Italia. Tuttavia, chi legge con un piccolo sforzo potrà venire a conoscenza, magari attraverso le pagine dedicate allo spettacolo dal quotidiano della sua città o del suo territorio, delle opportunità esistenti per ragazzi e famiglie che vogliano vivere un’esperienza teatrale.

(28) Tra le iniziative in attesa di un esito editoriale occorre annoverare Alfabeti di Babele, una particolare attività condotta a Torino e che ha coinvolto i bambini della città in una immaginaria contaminazione dei segni degli alfabeti più usati: latino, arabo, cirillico, ebraico, cinese.

(29) Mafra Gagliardi, Le stelle nascoste, mappa del desiderio nell’immaginario infantile, Marsilio, Venezia, 1997, p. 16

(30) Sandro Gindro, Teatro. Opere per attori … op. cit. p.19 seg.

(31) Sono questi i termini suggeriti nella sezione che il sito
www.virgilio.it dedica ai sinonimi e contrari. Il facile accesso che Internet consente ai più diversi contenuti rende opportuna la citazione.

(32) Cfr. l’intervento di Silvano Antonelli

(33) Cfr Le stelle nascoste. Quaranta illustratori raccontano i desideri dei bambini, Edicolors, Genova, 2001. Catalogo della mostra presentata a Torino, 20 novembre 2001 — 15 dicembre 2002, Piemonte Artistico Culturale — Galleria d’arte.

(34) Ronald D. Laing, Conversando … po. Cit., p.XXXV

(35) Sotto la sapiente guida del Direttore Joel Simon, in ogni edizione del Festival il teatro è baricentro di una riflessione a più ampio raggio sul rapporto tra l’infanzia e i diversi linguaggi artistici.


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