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Il
dono, tra essere e avere
di Mafra Gagliardi
"Il dono sta al mercato
come la festa sta alla vita quotidiana
il lusso allutile
il sacro al profano
la prostituta alla sposa" .
Forse è proprio nellalone ambiguo e seducente
di queste immagini create da un antropologo (1), che
si può cercare il senso profondo del dono e
della sua pregnanza nellarea nellimmaginario.
Gli antropologi, si sa, studiano le culture primitive.
Ma molte forme di pensiero delle comunità arcaiche
corrispondono a "itinerari tracciati una volta
per tutte nella struttura innata dello spirito umano
e nella storia particolare e irreversibile degli individui
e dei gruppi" (2). Sono ancora vive, dunque,
magari a livello inconscio nella mentalità
contemporanea, in particolare in quella infantile,
soprattutto ai più bassi livelli detà
Qual è dunque laccezione primaria di
dono?
E qualcosa che appartiene allordine delle
forze primordiali e naturali che luomo ha sempre
vissuto come sacre. Il Sacro in semitico, greco, latino
è definito come eccesso, eccedente, troppo:
si esprime donando perché possiede energie
in eccesso. Gli è propria dunque labbondanza,
leccedenza, la dismisura. O meglio, come sostiene
Starobinski,(3) la larghezza: alla sua area semantica
appartiene la largitio, da cui deriva elargizione.
Ma del suo carattere sacro è propria anche
lambivalenza : che si traduce nella dualità
semantica del tedesco Gift che significa contemporaneamente
dono e veleno; analogo al greco dosis che vuol
dire "atto del donare", anche dose di veleno
mortale.
Questa "larghezza" originaria si ritrova
nel potlacht, il dono rituale che caratterizzava
le società primitive, in particolare quelle
melanesiane studiate da Mauss. Potlacht significa
esagerazione, sovrabbondanza, spreco: con cui il donatore
tendeva a dimostrare liberalità e grandezza
ai suoi destinatari. Che dovevano provarle a loro
volta, mediante la restituzione. Si tratta di un fatto
sociale totale, che serve a cementare la società
in modo magico, a "nutrire" il rapporto
tra partners in forma diversa da quello mercantile,
in cui ogni scambio è finalizzato al conseguimento
dellutile e regolato da norme precise relative
al valore delle merci scambiate. Nel dono quello che
prevale piuttosto è il valore della relazione,
del legame tra individuo e individuo o tra clan. La
vita tribale della società primitiva è
un perpetuo dare e ricevere; è come attraversata
da una corrente ininterrotta e rivolta in ogni direzione
di doni offerti, ricevuti, ricambiati, obbligatoriamente
o per interesse, per ostentare grandezza o compensare
servizi, a titolo di sfida e in pegno
.Il dono
contiene infatti implicita la fiducia che il destinatario
offrirà un suo contro-dono: per cui secondo
gli studiosi non si potrebbe parlare di una sua assoluta
gratuità. Cè lobbligo di
restituire, ma modi e tempi non sono rigidi, né
sanzionabili per legge: la restituzione si attua in
regime di libertà.
A livello psicologico, la psicanalisi mette laccento
sul fatto che tutto quanto attiene al "prendere"
e al "ricevere" ha a che fare sul piano
simbolico con loralità, con la fame primordiale
che sconfina nellingordigia, e che non può
venire completamente soddisfatta se non con il ritorno
alla totalità della vita intrauterina, cioè
nellassoluta unità con la madre. Cè
una richiesta illimitata damore alla base di
ogni richiesta di doni: loggetto desiderato
non è che una metafora, o meglio una metonimia,
una parte per il tutto.
Dunque, nel gesto lieve, talora distratto, del porgere
e ricevere un dono è sotteso un mondo di significati
e di simboli che spesso ci sfuggono: ma di cui è
possibile cogliere tracce e risonanze nellimmaginario
infantile.
Modalità della ricerca
Questo capitolo della ricerca - a cui ha efficacemente
collaborato Fabio Naggi - si occupa dei bambini fra
i tre e i sei anni: una fascia detà non
ancora totalmente addomesticata dalle regole della
società dei consumi, e vicina, piuttosto, allo
stadio aurorale della vita psichica. Perciò
tanto più interessante.
Il questionario destinato ai bimbi della scuola dellInfanzia
e della I° Elementare era un foglio a quattro
facciate che conteneva le seguenti richieste :
- Disegna ( o scrivi) gli ultimi regali che hai ricevuto.
- Qual era il più bello?
- Qual è il nuovo regalo che adesso desideri
tanto?
- Cè una volta in cui sei stato veramente
felice?
La quarta pagina era riservata al disegno. Data letà
dei destinatari, abbiamo ritenuto che quella grafica
fosse unespressione particolarmente congeniale,
in grado di accompagnare la nascente scrittura o più
spesso di sostituirla: valutabile appunto in questa
chiave e non secondo criteri estetici.
Le risposte scritte vere e proprie ovviamente sono
state compilate solo dai bambini di sei anni, che
già padroneggiano la scrittura. Per quelli
più piccoli, si è chiesto alle maestre
di trascrivere le risposte orali dei bambini. Infatti,
come si vedrà, i testi conservano tutte le
componenti delloralità: iterazioni, incertezze
e una costruzione sintattica prevalentemente ispirata
alla paratassi. Un grazie vivissimo va alle maestre:
senza la loro mediazione attenta, rispettosa e paziente,
questa ricerca non avrebbe potuto svolgersi.
Il questionario è stato distribuito nelle scuole
dellInfanzia e nelle classi prime delle Elementari
di Leinì (Torino), Alessandria, Jesi e Potenza,
per un totale di 321 bambini.
Nelle citazioni dei testi, i nomi dei bambini non
corrispondono quelli reali, per rispetto della privacy.
Il numero che compare tra parentesi dopo il nome si
riferisce alletà dellautore, segue
la località di provenienza..
Doni rituali
Le caratteristiche di abbondanza, eccesso, dismisura
proprie della natura primaria del dono si manifestano
chiaramente in due situazioni cariche di ritualità
: Natale e Compleanno. Tutti i bambini le mettono
al primo posto tra quelle deputate allelargizione
di regali..
Partiamo da Babbo Natale. Il mitico personaggio con
la gerla ricolma di doni ha completamente spodestato
quel Gesù Bambino che dominava nellinfanzia
delle generazione passate. Anche il presepio non viene
più citato. Al suo posto unicona scintillante:
lalbero di Natale, ai cui piedi si ammucchiano
pacchetti luccicanti. Mutato il donatore, è
rimasta intatta la tradizione del dono. Per la grande
maggioranza dei bambini, sembra valere addirittura
lequazione: regalo uguale a Babbo Natale. Lo
si nota anche a livello lessicale, perché nei
testi infantili il "regalare" viene attribuito
prevalentemente a Babbo Natale; i genitori piuttosto
"portano i doni", li " comprano,
li "fanno trovare" , li "danno".
"Un regalo è che lo fa Babbo Natale, perché
Babbo Natale porta sempre i regali a chi fanno i bravi,
quando scende la neve viene Babbo Natale"(Marco,
5 anni, Leinì): da notare linsistenza
sullidentità del donatore il cui nome
ricorre tre volte in due righe. Più perentoria
la definizione di Sara: "I regali sono quelli
di Babbo Natale" (5 anni, Leinì).
Nella sezione B (gialla) della scuola dell Infanzia
di Leinì la maestra, per introdurre la conversazione
sul tema, fa trovare al centro dellaula un grande
pacco avvolto in carta regalo e ben infiocchettato
che suscita naturalmente molta curiosità sulla
sua provenienza. Unanimemente i bambini decidono che
è un dono di Babbo Natale. La Maestra fa notare
che non si è in periodo natalizio e che dunque
è poco probabile che sia lui il donatore.
Ma i bambini non si lasciano convincere e, contro
ogni evidenza, insistono sulla loro tesi.
Forse Babbo Natale ha aprito la finestra piano
pianino e ce lha portato.
Quando era notte, è venuto Babbo Natale
quando
eravamo in casa.
Non ci siamo accorti.
Non lho visto
è scappato subito,
ecc.
Alla domanda: Qual è il nuovo regalo che desideri
tanto? Davide, 6 anni, risponde: "Da Babbo Natale"
( interpreto "qualcosa che venga da Babbo Natale").
Gli fa eco Lucia di 4 anni e 9mesi di Potenza:"Vorrei
un regalo da Babbo Natale, una sorpresa". Allaltra
domanda: "Secondo te, dove si comprano i regali
che ti fanno?" La risposta è ancora, con
unaudace sintesi sintattica: "Babbo Natale".
Sembra che ci sia il rifiuto di pensare a una trattativa
commerciale: il magico donatore si muove in unaltra
dimensione.
Guido, quattro anni (PZ) racconta: "Ha detto
mia zia che quando viene Natale mi compra un gorilla
grande. Io ho solo il gorilla piccolo e ora voglio
pure il gorilla grande. Devo aspettare Natale, quando
io dormirò e viene tutta la neve e quando farà
buio verrà Babbo Natale e mi porterà
il gorilla". Che possa essere la zia a comprare
il giocattolo è irrilevante : il dono è
veramente tale quando a portarlo sarà Babbo
Natale, nella cornice fiabesca (la notte, la neve)
che gli è peculiare.
In definitiva, Natale può coincidere con la
felicità: : "Sono stato felicissimo a
Natale"(Sergio, 6 anni, Leinì.); "Sono
felice quando arriva Babbo Natale che mi porta i regali"
(Mirco, 3 anni, PZ);
"Sono felice la mattina di Natale, dopo che è
passato Babbo Natale, perché sotto lalbero
se so stato buono ci trovo tanti regali. Io
ce li trovo e pure tanti perché sono bravo"
(Antonio, 4 anni e 8 mesi, Jesi)
Talvolta basta lattesa : "Io sono felice
quando o visto lalbero". (Giulia, 6 anni,
Leinì)
Babbo Natale è vestito di rosso scarlatto,
è un re. Il suo abbigliamento (barba, stivali,
pelliccia) evoca linverno.Lo si chiama Babbo,
ma è un vecchio: incarna la forma benevola
dellautorità degli anziani. Appare come
la divinità di una categoria della nostra società
- linfanzia - che la credenza in Babbo Natale
basta a contraddistinguere. E dunque lespressione
di uno statuto differenziale che distingue i bambini
dagli adolescenti e dagli adulti, probabilmente connesso
a una sociologia iniziatica(4). Dietro di lui si profilano
tante immagini simmetriche che vanno indietro nel
tempo: Jukebox, demone cornuto dellarea scandinava,
che porta doni ai bambini dal mondo sotterraneo; S.Nicola
che risuscita i bambini morti e li colma di regali;
le katchina degli Indiani Pueblo, anime di
bambini precocemente morti che tornano sulla terra
per portarsi via i bambini vivi. Per placarli, gli
Indiani li rappresentano con maschere e danze e distribuiscono
ai piccoli doni e dolciumi. Tra tutti questi precursori
di Babbo Natale corrono delle analogie, o meglio si
intrecciano dei nodi simbolici, imperniati sul rapporto
con la morte, con linfanzia e con lelargizione
di doni; e sembrano collegarsi con i Saturnali, lantica
festa delle "larvae", cioè
dei morti di morte violenta o lasciati senza sepoltura,
che dava vita alla "libertas decembris"
di cui parla Orazio. Il nostro Babbo Natale, in particolare,
appare come lomologo benigno del vecchio Saturno
delletà delloro, rappresentazione
della Fortuna in quanto generosità illimitata:
la sua gerla ricolma di doni sostituisce il mitico
corno dellabbondanza. Collegare i riti natalizi
ai Saturnali significa non solo collegare, insieme
alle vestigia storiche, "forme di pensiero e
di comportamento che dipendono dalle condizioni più
generali della vita in società" (5).
Alla base di queste forme di pensiero sta la paura
ancestrale del ritorno dei morti, del loro atteggiamento
minaccioso e persecutorio nei confronti dei vivi,
e quindi del tentativo da parte di questi ultimi
- di placarli con doni e servigi per persuaderli ad
andarsene, lasciandoli in pace fino allanno
successivo. I bambini (i non iniziati, gli "altri"
per eccellenza ) rappresenterebbero in questo contesto
le anime dei morti che devono essere placati con doni
e offerte: e questo avviene intorno al solstizio dinverno,
quando le tenebre della notte, che sovrastano la luce
dei giorno, appaiono più propizie al passaggio
delle temibili presenze ultraterrene. Probabilmente
un analogo movimento rituale è presente nella
festa di Hallowen, recentemente diffusa anche da noi,
che risponde alla stessa dialettica: per cui i bambini
si travestono da morti per spaventare i vivi, ottenendone
in cambio dolci e piccole offerte.
Quale che sia lorigine della tradizione, è
interessante osservarla anche dal punto di vista adulto.
Se a Natale colmiamo i nostri figli di regali, ciò
può essere dovuto allinfluenza perversa
del consumismo imperante. Ma potrebbe essere che (come
suggerisce Lévy Strauss) a livello profondo,
sussista in noi il desiderio di reagire allimmagine
della morte con tutto ciò che rappresenta per
noi oggi (privazione, aridità, impoverimento)
con il suo contrario, cioè con abbondanza,
larghezza, generosità incontrollata. "La
credenza, che manteniamo nei nostri bambini, secondo
cui i loro giocattoli provengono dall al di
là , procura un alibi al segreto impulso che
ci induce, in realtà a offrirli allal
di là con il pretesto di darli ai bambini.
In tale veste, i regali natalizi restano un vero e
proprio sacrificio alla dolcezza del vivere, la quale
consiste, in primo luogo, nel non morire" (6).
Laltra occasione canonica di offerta di doni
è la festa di compleanno. E ancora un
rito di passaggio, una calendarizzazione del tempo,
in cui il bambino si sente il re di una situazione
rituale.
La piccola Sara (3 anni e 9 mesi) della scuola comunale
di via Adriatico (Potenza) si disegna significativamente
al centro di una colossale torta di compleanno fitta
di candeline che la circonda come una corona. "Sono
felice alla festa del compleanno mio perché
mi regala tutti le cose" dice Francesco, 5 anni,
Jesi). E Gabriele (5 anni e 4 mesi, PZ): "Io
sono stato felice quando ho fatto il compleanno e
ho lanciato una stella filante. Il mio fratellino
mi aveva regalato un secchio sputa-palle, io mettevo
le palle dentro al secchio, e il secchio le sputava
fuori
Io ero felice che mamma mi aveva fatto
una bella torta con il cioccolato e la panna, e io
ho spento le candeline mentre facevo filare la stella
filante
".
Più spesso laccento viene messo sul rituale
che accompagna i doni: limmersione nel gruppo,
la gioia condivisa, un comune stato danimo di
eccitazione: "Sono stato felice al compleanno
mio, perché cera tutti i compagni miei
che mi faceva la festa" dichiara Roberto,
5 anni, Jesi.
Cè la consuetudine che il festeggiato,
che viene colmato di doni dagli invitati, faccia a
sua volta a ciascuno di loro un piccolo contro-dono.
In questo regime di scambio amichevole, partecipare
al compleanno altrui può essere piacevole quanto
festeggiare il proprio. Racconta un bambino di 5 anni
da Potenza: "Sono stato felice quando sono venuti
i compagni della scuola tutti alla mia festa che ho
spento cinque candeline, mi hanno portato tanti regali
e io poi ho regalato a loro i palloncini".
"Sono stato felice quando sono andato alla festa
di Claudio, gli ho portato un regalo e cera
Marco e Niccolò e cerano i palloncini.
Ho giocato tanto a tirare i palloncini ed ero felice,
solo che gli altri bambini lo hanno scoppiato e io
dicevo no, perché erano belli così gonfi"
(Vittorio, 3 anni e 1 mese, PZ).
Nicola (6 anni, AL): "Sono stato felice al mio
compleanno dellanno scorso in campagna, perché
facevo il girotondo intorno allalbero, mi arrampicavo,
facevo pasticci con i miei amici e sono andato nella
casa nuova dove non si può andare." Qui
addirittura manca ogni riferimento ai regali e viene
valorizzato piuttosto il piacere della trasgressione
collegato alla festa.
Dimmi che mi vuoi bene
Naturalmente i bambini ricevono doni anche al di fuori
delle ricorrenze canoniche, nelle occasioni più
disparate e anche senza nessuna motivazione particolare.
E singolare che nella quasi totalità
dei testi la descrizione del dono ricevuto sia preceduta
dalla citazione del nome del donatore: in genere mamma
o papà, qualche volta gli zii, i nonni,oppure
gli amici.
Collegare il regalo a chi ne è lautore
non è privo di significato. Il bambino prova
piacere per il dono in sè, oppure per il fatto
che proviene da una persona cara? Luna cosa
e laltra, probabilmente Ma la lettura complessiva
dei testi starebbe a testimoniare che è lidentità
del donatore a infondere valore al dono. Poiché
in questa fascia detà lanimismo
è molto diffuso, il dono viene vissuto non
come elemento inerte, ma come qualcosa che incorpora
in sé lo spirito del donatore, talvolta è
addirittura un suo sostituto, in ogni caso un pegno
significativo del suo amore .
Un bambino di sette anni di Alessandria ha fatto un
disegno straordinario.Ha disegnato una donna e un
bambino, pochi tratti rapidi a matita. Il bambino
si rivolge alla donna e le dice: "mamma"
(le lettere sono tracciate nellordine con cui
escono dalla bocca, in questo caso da destra verso
sinistra).La donna - una traccia di sorriso sul volto
- risponde: "Sì." Nientaltro.
Qui il dono come oggetto non esiste nemmeno. Ce
solo la persona, la mamma, che può farlo, che
forse lo farà. Ma ciò che conta è
il suo assenso totale, incondizionato. La conferma
della sua presenza essenziale.
Unaltra indicazione in questo senso proviene
da un bambino di Alessandria afferma: "Sono stato
felice quando la mamma non aveva soldi e mi ha comprato
una palla da canestro". Dunque, è il gesto
della mamma ad avere un valore immenso, più
che il dono in sé. E lacutezza dellosservazione
stupisce in un bambino di appena quattro anni (Nicola,
PZ).
In un altro disegno, un papà porge a un bambino
lalbum per figurine, e la didascalia specifica
che ha fatto questo dono a suo figlio perché
" era stato bravo tutto il giorno". Il dono
cioè ha valore come premio, in quanto esprime
lapprovazione paterna.
E importante che il papà mantenga la
promessa , come dice Diego, 6 anni, PZ:"Mio padre
mi aveva promesso che mi avrebbe comperato la bey
blade. Io lho aperta e mi sono messo subito
a provarla e a farla girare. Ero molto felice, perché
papà aveva mantenuto la promessa e mi aveva
fatto un bel regalo".
E ancora: un altro bambino di 6 anni di Leinì,
che dichiara la sua gioia per aver ricevuto le macchinine
dalla mamma, la disegna mentre dice in fumetto: "Va
bene, amore?" Le parole affettuose sono rimaste
scolpite nella memoria del bambino come parte integrante
dello stesso dono
E ancora: "Mi è piaciuto lelicottero
dei carabinieri e quello della polizia, perché
me li ha comprati papà" (Sergio, 5
anni, Jesi).
Anche in questo caso però possiamo spostare
per un attimo il punto di vista dal destinatario al
donatore e chiederci: perché ladulto
fa tanti regali al bambino nel corso dellanno?
Abbiamo visto che il dono, secondo la sua definizione
antropologica, non è del tutto gratuito, postula
sempre un contraccambio. Dunque il genitore si aspetta
qualcosa in risposta al dono che fa. Che cosa? Lap/pagamento
personale, costituito dal fatto di procurare gioia
al proprio figlio, la possibilità di migliorare
la relazione genitore/bambino, di suscitare gratitudine.
Ma probabilmente a livello inconscio è presente
anche unaltra motivazione: "Mi ricambierai
con la buona condotta"; e, forse, soprattutto
per quello che riguarda i nuovi giocattoli elettronici:
"Mi ricambierai con la capacità di giocare
da solo, lasciandomi in pace" (7). In questo
caso saremmo di fronte a un grande malinteso perché,
come si è visto nelle risposte citate, il bambino
cerca nel regalo proprio lopposto : la testimonianza
dellattenzione, dellaffetto dei genitori
e della loro disponibilità a giocare con lui.
Se queste vengono a mancare, loggetto in sé
non riesce a colmarne la mancanza.
Oh quanti bei regali, madama Doré
Quanti e quali regali ricevono i bambini nel corso
dellanno?
Molti, a quanto pare. Forse troppi. Stando alle risposte
dei bambini, tutti sottostanno comunque alla stessa
regola generale: limportanza fondamentale della
confezione. La sostanza viva che è nella natura
del dono richiede un rituale di progressivo svelamento:
occorre tagliare i nastri, svolgere la carta, infine
aprire il pacco. Importanza insostituibile della carta
da regalo! La confezione prolunga lattesa e
garantisce la sorpresa: il senso del dono è
custodito nel suo involucro.
Richiesti di dare una definizione di regalo, i bambini
della scuola dellInfanzia di Leinì (sezione
C, rosa) rispondono: "un regalo
si snoda";
"si mette la carta e poi si fa un nodino";
"un regalo si apre".
La maestra chiede di disegnare gli ultimi regali ricevuti,
un bambino di quattro anni propone : "Posso disegnarli
incartati?" La maestra lo esorta a disegnare
loggetto nella sua concretezza. Ma il bambino
non desiste e disegna prima il pacco-dono e poi loggetto
in esso contenuto.
Esistono dei criteri per la valutazione dei regali.
Anzitutto, la quantità. E bello avere
"tanti" regali. Al concetto di abbondanza
proprio del dono nella sua accezione primaria, si
sovrappone la spinta al collezionismo attuata dalla
contemporanea produzione di giocattoli: ogni pupazzo,
ogni bambola, ogni personaggio è destinato
a riprodursi con leggere varianti, in molti esemplari
affini,oppure a circondarsi di un suo mondo sovrapopolato
di gagdet.
Un altro criterio è quello della grandezza:
se il bambino cresce ogni anno, il giocattolo già
posseduto diventa piccolo. Quindi, ne viene
richiesto uno nuovo, dello stesso tipo, ma di proporzioni
maggiori. Chi ha già ricevuto un piccolo dinosauro,
ora vorrebbe "un dinosauro lungo" (Sergio,
4 anni, Leinì); chi possiede una Ferrari, ora
ne vorrebbe una "un po più grande,
no una macchinetta piccola"(Riccardo, 5 anni,
Jesi). Se il regalo più bello è stato
un gorilla, ora si attende "quello più
grande". Maurizio che ha già ricevuto
un biliardino, ora desidera "un biliardino grande
con le manovelle", ecc.
Cè da osservare però che la scala
di valore dei bambini non coincide affatto con quella
degli adulti, calibrata sul prezzo: non è il
costo di un giocattolo a renderlo prezioso.
Molti bambini, ad esempio, esprimono un grande entusiasmo
per regali modesti come un palloncino, un pacchetto
di figurine, una scatola di pongo colorato. Un momento
di felicità è stato per Oscar (4 anni,
Leinì) quello in cui " la mamma gli ha
regalato un palloncino"; e per Fabio (4 anni,
Pz) quando la mamma lo ha accompagnato a comprare
lo zucchero filato.
Vengono infatti accompagnati da espressioni di grande
gradimento anche i piccoli regali commestibili, come
"la cioccolata fondente", "le caramelle
gelatine che me piace tantissimo", "gli
ovetti di cioccolato", le semplici caramelle
. Biagio di Potenza (3 anni e 4 mesi) cita una "
caramella a molla
papà mio ogni giorno
mi regala la caramella a molla, la prende dal suo
pacchetto e me la dà".
Ma quali sono i regali più desiderati oppure
ritenuti "più belli" tra quelli ricevuti?
Per rendere leggibile un elenco molto lungo, ho provato
- con laiuto di Fabio Naggi - a suddividerli
in tipologie a seconda della loro destinazione; anche
se è chiaro che poi ogni giocattolo ha una
plurifunzionalità duso in mano al bambino
che lo riceve.
In una prima categoria metterei i regali più
scontati, quelli che riflettono per così
dire - "limpero del marketing" (anche
se in questa fascia detà raramente vengono
identificati con i nomi delle marche, come invece
si verifica con i loro compagni più grandi).
Nelle loro risposte i bambini parlano genericamente
di "macchinine telecomandate", della "
macchina dei pompieri" (molto ambita), della
"macchina di Tom e Yerry", di dinosauri,
soldatini e fucili, mostri, play station, personaggi
derivati dai cartoon televisivi come Spidermen, Ham
Taro, lUomo Ragno, il Power Ranger, i Pokemon
; e poi di "Tania Magicascatola", "Sinfony",
"Do-re-mi Tesoro mio", "Melody",
ecc. E da segnalare il recente trionfale ingresso
di Harry Potter, con una serie di gagdet che permettono
laccesso al suo mondo di magie: la sua divisa,
la zucca ghiacciata "per fare gli esperimenti",
gli ingredienti per costruire la sua città,
la bacchetta magica, la scopa volante.
Numerose preferenze vanno a quei giocattoli che consentono
una trasformazione (la metamorfosi, grande topos dellimmaginario
infantile!): "lo scimmione che si trasforma in
robot, un altro robot che si trasforma in missile"
(Luigi, 4 anni e 3mesi, PZ); "il borsellino Do-Re-Mi
, che è una bambina che si trasforma in strega"(
Susanna, 4 anni, PZ); "un robot giocattolo che
si trasforma in leone e in tanti altri animali (Federico,
6 anni, AL).
Ma anche il mostro che si limita ad essere se stesso
ottiene molti consensi: per Gianni (7 anni, Al), il
regalo più bello è stato quello di "un
robot che si muoveva le braccia, era molto terrificante,
aveva i denti aguzzi"; Sandro (6 anni, PZ) cita
"un pupazzo di Frankestein"; Giorgio (5
anni e 1 mese, PZ) vorrebbe tanto "Mike, il pupazzo
dei Monster che ha le mani sulla testa e dei piedi
pure sulla testa, è una palla con un occhio
solo, però è grande locchio e
vede solo una cosa".
In vetta alle preferenze delle bambine resiste naturalmente
la Barbie, da non confondere con le bambole comuni,
perché è una cosa a parte ("ho
ricevuto una Barbie e una bambola", specifica
Anna, 4, Pz). Di Barbie, comè noto, esistono
vari tipi: quelle più citate dalle bambine
sono la Raperonzolo, la Sirenetta, la Fotografa, ciascuna
delle quali comporta una serie di accessori che diventano
oggetto di ardente desiderio: la tovaglia e il tovagliolo
di Barbie, il suo pigiama, la sua macchina fotografica,
il suo specchio
Molto desiderate anche le versioni
più rutilanti, Barbie Schiaccianoci e Barbie
Lago dei cigni: nessun riferimento specifico allopera,
solo lei trasformata in principessa (Ken in principe)
nello scenario di foreste e palazzi incantati.
Però i testi delle bambine che abbiamo raccolto
nella ricerca fanno riferimento anche a un nuovo tipo
di bambola, la Bratz, o meglio le Bratz, al plurale,
perché spesso vengono regalate in coppia o
tre alla volta. Si tratta di un nuovo tipo di bambola,
un po deforme, con una testa spropositatamente
grande rispetto al corpo mingherlino, gli occhi sgranati.Una
bambola postmoderna, che non si può dire bella
nel senso tradizionale del termine, non vuole imitare
un bambino vero, ma sembra quasi il personaggio caricaturato
di un cartoon: non vuole suscitare istinti
materni, ma è "destinata alle ragazze
che amano la moda", e viene venduta insieme al
suo guardaroba, che naturalmente cambia nelle diverse
edizioni. Le Bratz, inizialmente destinate dalla produzione
a bambine sui sette/otto anni, ora sono regalate a
bambine di quattro/cinque, come quelle che hanno partecipato
alla nostra ricerca: il fatto è che, come si
è già largamente verificato nella letteratura
infantile e nella produzione di spettacoli teatrali,
anche nel settore dei giocattoli si assiste a una
vistosa anticipazione delletà dei destinatari.
La trottola
Spesso i giocattoli lanciati sul mercato diventano
una forma didentità e di reciproco riconoscimento.
La comunità infantile si divide in due categorie
nettamente distinte: chi ha già ricevuto un
determinato regalo, e chi no, e naturalmente lo desidera.
Il più significativo in questo senso è
oggi il bey blade, la trottola, che è probabilmente
lomologo delle biglie di una volta Come le vecchie
biglie, il bey blade consente lunghi allenamenti solitari
e esibizioni di gruppo con sfide reciproche, gloriose
vittorie, e scambi golosi. Ce nè di vari
tipi: il bey blade del Drago Azzurro, quello di Galeon,
ecc. Chi ne possiede uno, vorrebbe avere anche gli
altri, o ottenerli con uno scambio o magari vincerli
in una gara ..
Il bey blade sta diventando quasi un fenomeno di costume.
I bambini che ancora non lo possiedono lo chiedono
insistentemente in regalo, "perché tutti
gli altri ce lhanno" e i genitori cercano
di adeguarsi. E desiderato anche dalle femmine
(sebbene in misura minore rispetto ai maschi) e qualcuno
fa addirittura coincidere la propria felicità
con il suo possesso : "Quando mia mamma mi ha
comprato la trottolina, solo quella volta sono stato
felice ( Antonio, 5 anni e mezzo, Pz).
"Il più bel regalo che ho avuto è
il bey blade, perché si lancia con la cordina
e quando gira veloce veloce divento campione dei bey
blade, però se si scontrano le trottoline,
si fermano e non vince nessuno" racconta Corrado
(4 anni,PZ)
Le maestre annotano frammenti di conversazioni tra
i bambini. Dice Rocco (3 anni e 10 mesi, PZ): "Mi
piace il bey blade, io gioco coLucia
(sorellina), il bey blade gira veloce e mi fa vincere.
Quando ho fatto merenda scendo giù e ce lhanno
tutti i miei amici e giochiamo, però quelli
so più grandi e vincono loro". Obietta
Michele: "Sono venuto a casa tua e quella trottolina
tu non ce lavevi". Pronta replica di Rocco:
"Mio papà me lha comprata dopo che
tu non ceri!"
Diventare grande
Crescere è bello. Molti bambini
chiedono un regalo che sancisca i loro progressi verso
il mondo dei grandi e insieme lidentità
di ruolo: e il loro desiderio viene appagato da una
tipologia di giocattoli che propongono una miniaturizzazione
di oggetti peculiari al mondo adulto. Cè,
tra i maschi, chi desidera "una betoniera, oppure
un trattore piccoletti" (Roberto, 4 anni e 6
mesi, Jesi); oppure "una ruspa, perché
mi posso mettere sopra e faccio quello che voglio
io"(Giuseppe, 4 anni e 6 mesi,PZ); un altro vuole
: "uno scavatore e attrezzi per aggiustare la
casa quando si rompe"(Giovanni, 4 anni e 5 mesi,
AL). Mauro (4 anni e 4 mesi, PZ) vuole "le legna
vere, perché voglio costruire una scala. Però
ho bisogno di un aiutante, io voglio Andrea (compagno
di gruppo). Il signore del camion porta le legna e
noi le prendiamo e ce le portiamo e costruiamo una
scala".
A cinque anni si può sospirare per "un
cellulare finto che ha i tasti e la musichetta";
o, meglio ancora, per un cellulare vero come quello
di papà. E chi da grande vuol fare l
entomologo, desidera gli attrezzi "per fare il
dottore degli insetti, per osservare le zampine così
piccole delle formichine e il pettinino rosso delle
lucciole"(Valerio, 4 anni, PZ).E cè
chi, a cinque/sei anni, ha ricevuto in dono il gioco
della dama e degli scacchi (oggetti da archeologia
del balocco?)
Alla stessa età, affiora in più di un
bambino il desiderio del computer e della stampante,
sia tra i maschi che tra le femmine. E alcuni li hanno
già ricevuto da Babbo Natale.
Sono importanti anche regali più piccoli, che
però sono significativi del raggiungimento
di una tappa nel processo di crescita: come un dentifricio,
uno spazzolino e il bicchiere per bere e sputare (come
fanno gli adulti); o una sedia arancione (simbolo
di quella fase importante che è lingresso
nella scuola elementare), oppure lo zainetto, che
contraddistingue gli scolari "grandi" (Federica,
5anni e 4mesi, Jesi.)
Andrea (3 anni e 8mesi, PZ) si vanta con i compagni
di aver ricevuto in regalo un costume da Zorro: questo
sì è una cosa "da grandi"!
Il costume precedente era da Puffo e un compagno di
classe si veste ancora da Calimero. Zorro è
un adulto, e come tale può maneggiare la spada
e fare i duelli, Puffo è decisamente "da
piccoli", Calimero poi è solo un pulcino,
non può combattere, non ha nemmeno le mani
per impugnare la spada! (Andrea mima il movimento
delle ali e tutti i compagni lo imitano ridendo).
In genere, questo tipo di regali sancisce, insieme
alla crescita, la differenza di genere : maschio/femmina.
Solo in due casi abbiamo trovato dei doni "misti":
una bimba ha ricevuto una barbie e una moto-giocattolo,
un maschio ha avuto un calcetto e una bambola. Nella
grande maggioranza dei casi risulta piuttosto che
alle bambine si regalano giocattoli che indirizzano
a un futuro ruolo di donne di casa: "la cucina,
per preparare la cena a tutta la famiglia" (Franca,
4 anni, PZ) ; "lo stendipanni, un ferro da stiro
con quella cosa lunga per mettere i vestiti sopra
e poi si stirano"(Giulia, 4 anni, PZ). Unaltra
bambina di 4 anni desidera "laspirapolvere
vera, per aiutare la mamma nei servizi".
Una più ancora marcata direzionalità
adulta è presente in quei regali che vogliono
sottolineare laspetto seduttivo della femminilità.
In questo campo, a che punto il desiderio delladulto
incrocia il desiderio della bambina? quali condizionamenti
sottendono questi regali che ribadiscono un ruolo?
A una bimba di 3 anni e 8 mesi viene regalato un lucidalabbra;
a unaltra della stessa età "Nonna
Teresa ha regalato gli orecchini coi brillanti, la
borsetta, il giornalino dei trucchi e lanello"
(la borsetta, come le scarpe, sono uno dei più
forti simboli didentità femminile).
Per Giorgia, di poco più grande ( 5 anni e
6 mesi, Jesi,), " il regalo più bello
(è stato quello) dei trucchi perché
io sono molto ambiziosa, la mamma lo dice sempre".
E più probabile che la bimba abbia incorporato
il desiderio materno e vi corrisponde con docilità.
Ancora, bimbe tra i tre e i cinque anni sono destinatarie
di doni come "la scatola con i trucchi, tutta
rosa a forma di cuore", "una borsetta rosa
con borsellino", "un vestitino rosa con
tutti i pizzi lungo fino giù ai piedi",
"un anellino doro", "un paio
di collant, braccialetti anelli collane". La
destinataria di questultima congerie di ornamenti
dichiara di aver gradito il tutto, ma ora dice
vorrebbe una bella bicicletta. Una resistenza
allo stereotipo?
La bicicletta
Parliamo dunque della bicicletta. Entra a buon diritto
nella categoria degli oggetti che contraddistinguono
la crescita, in quanto subentra al triciclo (per quanto
anche il triciclo permetta trionfali performances,
come rivela Stefano (4 anni, PZ):" Nonna Rosa
mi ha regalato un triciclo con tre ruote blu e io
sono andato sopra e ho pedalato e correvo forte e
mi veniva dietro papà perché io andavo
più veloce di papà")
La bicicletta vera segna un traguardo, la conquista
dellequilibrio, lesperienza della velocità,
la possibilità di socializzare. La bicicletta
prefigura il volo. Consente lesplorazione dello
spazio al di là dei recinti domestici. E
desiderata in ugual misura da maschi e femmine: in
elenchi piuttosto fitti di regali, emerge spesso come
regalo preferito (tra i cinque e i sei anni diventa
una richiesta ricorrente) . Addomesticare loggetto,
padroneggiarlo, dà un senso di onnipotenza:
"Il regalo più bello è la bici,
la faccio camminare e correre anche. E poi metto la
mano sul freno e sta ferma" (Marco, 4 anni, PZ).
"Sono felice
quando vado a giocare davanti
casa con la bici" (dichiara Matteo, 5 anni, Pz)
"Sono stata felice quando papà mi ha comprato
una bici" (Francesca, 6 anni , Leinì).
"Quando ho conosciuto Fabrizio, lamico
mio che sta vicino a casa e abbiamo fatto amicizia
siamo
andati in bicicletta insieme e siamo stati in piazza
(Mauro, 4 anni e mezzo, PZ). Un disegno con fumetto
illustra la sequenza emozionante dellacquisto.
Il bambino ha fatto la sua scelta: "Papi, voglio
questa" (indicando una bicicletta). Il padre:
"Sei sicuro?" Risposta: "Sì".
Il padre: "Va bene". Reazione del bambino:
"Evviva!"
In questa stessa categoria, inserirei anche quei giocattoli,
che vengono citati con minor frequenza , ma che permettono
comunque un movimento libero e veloce: anche i pattini,
il monopattino, lo skateboard hanno i loro pregi.
Animali
Se andate in una giocattoleria, fatevi mostrare gli
animali in commercio: sono bellissimi, accattivanti
e, secondo gli impulsi del telecomando, possono reagire
alle coccole abbaiando, miagolando o cantando. Costano
un patrimonio. Sono perfetti, ma finti. Non-vivi.
E invece il desiderio infantile si protende in direzione
opposta, verso il rapporto con un animale vivo , con
il Mana in esso contenuto come frammento di una energia
vitale indifferenziata, lanimale/amico, lanimale
fratello.
Dopo aver elencato una congerie di regali ricevuti,
tra cui il telefonino, una moto, un beyblade, un orologio,
ecc., Marianna di sei anni afferma: " Sono stata
felice quando mia mamma mi ha portato il gattino".
E fa un disegno in cui compare il gattino (giallo,
a strisce come una piccola tigre) e lei che grida
in fumetto: Evviva!
La bambina che ha avuto in dono ben due Bratz confessa
: "Ma il cane vero mi piace di più".
Unaltra: "Il giorno più bello della
mia vita è stato quando papà mi ha portato
il cane".Il disegno in fumetto mostra lei che
dice: "Che bello avere un cane!" (sei anni,
ancora Leinì)
Le fa eco una bimba di Jesi: "Sono felice quando
il cane mi fa le coccole".
Stefania (5 anni e 6 mesi, sempre di Jesi) racconta
di aver ricevuto "un po di animaletti di
plastica dura e due pesciolini veri. Erano trasparenti,
bianchi e arancione. Erano un maschio e una femmina."
Da notare la contrapposizione tra "la plastica
dura" e la materia "bella" di cui sono
fatti i pesci veri: lultima puntualizzazione
sembra voler sottolineare la differenza che corre
tra cose finte e cose vive .
E cè chi desidera una donnola, o piuttosto
un criceto. O anche un cavallo.
"Desidero tantissimo un cavallo, perché
mio papà ha le stalle"(Antonio, 6 anni,
Al)
Gloria, una bimba di cinque anni di Leinì va
allippodromo e assiste a una corsa di "grandi
cavalli".Si verifica un incidente:un cavaliere
cade e rimane con il piede impigliato nelle staffe.
La bambina prosegue il suo racconto, lasciando capire
chiaramente che lei parteggia per il cavallo: "Hanno
portato allospedale quel signore, il cavallo
è stato libero e selvaggio e chiamato Spirit"
. Il testo è accompagnato da un disegno efficacissimo
del cavallo al galoppo che rivela un grande senso
di osservazione : gocce di sudore gli cadono dal muso
"perché lui sudava", la sua "zoccola"
è sollevata nella corsa, la didascalia dice:
"Spirit che correva e gli altri cavalli erano
indietro, perché Spirit correva più
veloce. Io ero felice, perché Spirit è
il mio cavallo". Probabilmente la bimba possiede
il cavallino di plastica dello stesso nome (che deriva
da un cartoon): ma la felicità consiste
nello scoprire lanimale vero, di cui il giocattolo
non è che una modesta riproduzione.
Il sapore della felicità
Cè una volta in cui sei stato
veramente felice?
Forse un adulto esiterebbe a rispondere a questa domanda:
a noi la felicità appare come unemozione
estrema, collegabile solo a eventi straordinari. Per
i bambini, la risposta, immediata e unanime è
"sì". Sì, sono (sono stati)
felici. Nella vita di ogni giorno. Grazie a piccoli,
piccolissime cose. Per una serie di emozioni e di
sensazioni che, irrompendo allimprovviso nella
coscienza dellio bambino, la accendono di gioia.
Lievi, ineffabili paradisi in miniatura a portata
di mano.
La felicità formato infantile è anzitutto
relazione affettiva: con i genitori, con i fratelli,
ma anche, se possibile, con una famiglia allargata
che comprenda nonni, zii, cugini. Da tutte queste
figure della costellazione famigliare possono provenire
regali, certo: ma la felicità non coincide
con il dono,il quale, come si è visto, è
semmai solo uno strumento per mantenere e rafforzare
la relazione. Invece, è nello "stare insieme"
con la famiglia che consiste la felicità. E
lo "stare insieme" si declina in una varietà
di situazioni: condividere un gioco o una nuova esperienza,
partecipare a una cerimonia, uscire per acquisti,
fare un viaggio, assistere a uno spettacolo teatrale
o di circo.
Irene (6 anni, PZ) è felice quando sta con
le zie che le vogliono bene e con la mamma, in una
appagante circolarità di affetti: "Sono
veramente felice quando sto con loro e con mia madre,
perché lei è felice di stare con me,
con papà, con Elena e tutte le persone della
nostra famiglia".
"Il giorno che mio fratello ha fatto la Prima
Comunione ero felice, perché erano venuti gli
zii, mia cugina appena nata, cerano gli altri
miei amici, io avevo un vestito elegante, bianco,
che aveva pure lo scaldacuore" (Serena, 6 anni
e 4 mesi, PZ).
Martino (4 anni, PZ) racconta la sua felicità
per aver fatto un viaggio in Sicilia con i genitori,
la sorellina, lo zio e la zia. "Siamo stati tutti
felici,perché siamo stati un giorno, un altro
giorno, un altro giorno, un altro giorno tutti insieme
e poi pure a Potenza ero felice, perché ero
ritornato dai miei nonni".
Luisa (5 anni, Leinì) è stata felice
il giorno in cui è stata a fare una passeggiata
in un boschetto insieme ai suoi genitori e al fratellino.
Più che le parole, qui conta il disegno: la
bambina si autorappresenta letteralmente sospesa tra
papà e mamma, sostenuta dalle loro braccia:
traduzione grafica dellespressione "non
toccar terra per la felicità". Limmagine
è quella di una perfetta triade famigliare,
in cui la bimba si colloca come in un trono.
Talvolta i bambini descrivono le situazioni in cui
hanno percepito in modo più intenso la relazione
con luno o con laltro dei genitori o con
i nonni: quando cioè sono stato oggetto di
particolare considerazione da parte delladulto,
che ha richiesto la loro collaborazione e ha ascoltato
i loro consigli.
"Mi sento contento quando vado in campagna con
nonno e lavoro la terra con la pala e la carriola
e poi la terra la metto nelle piantine perché
se no non nascono. E poi prendo la pompa e le annaffio
e fanno alte e ci sono pure i fiori"(Sebastiano,
6 anni, Jesi).
"Sono stato felice quando papà mi ha portato
a vedere lautobus suo nuovo che gli serve perché
deve andare a lavorare. Fa lautista il mio papà
e porta i bambini nel pulman a scuola e poi li va
a prendere e li porta a casa. Il pulman è grigio
e sopra cè scritto De Vito che è
il cognome mio e di papà e di nonno Nicola
che si chiama come me"(Nicola, 5 anni, PZ).
"Ero contenta quando con mamma sono andata a
passeggio e sono andata a comprare un vestito per
mamma, glielho scelto io. Per questo ero contenta"
(Sara, 5 anni e tre mesi, PZ).
"Sono felice quando posso aiutare mio papà
a lavare la macchina" (Enrico, 6 anni AL)
Franca, (quattro anni e 8 mesi, PZ) racconta che è
stata felice quando i genitori lhanno portata
al supermercato e le hanno comprato un burro-cacao.
La maestra le chiede perché mai era così
felice: per un burro-cacao?! E la bambina: "Ero
felice perché cera anche papà
con me e la mamma, è venuto anche papà
a fare la spesa"(la situazione sembra eccezionale,
in quanto il papà, come apprendiamo dalla maestra,
di solito impegnatissimo nel suo lavoro, non ha molto
tempo da dedicare alla famiglia).
Va allIperfutura anche Mattia, di quattro anni,
a fare la spesa con la mamma..
Instaura trattative per un giocattolo (vorrebbe "un
piccolo fucile per sparare ai cattivi"), ma la
mamma tergiversa. Il bambino non se ne risente, sta
sul carrello, partecipa agli acquisti. Finita la spesa,
tornano a casa in macchina. A questo punto del racconto,
emerge laffermazione:"Io ero felice, perché
la mamma mi voleva bene, io dicevo: "Mamma, mi
vuoi bene? "E mamma diceva sempre: sì.sì,sì,
ti voglio bene. E poi era notte e andavamo a dormire".
Tutto qui. Pomeriggio di ordinaria felicità,
che sfocia in una sensazione di pace: il sonno accanto
alla mamma.
Un altra giornata di cristallina felicità
è quella descritta da un bambino di cinque
anni (Luigi, 5 anni, PZ). Non accade niente di straordinario:
cè un giardino, un albero piantato insieme
al papà, una corsa in bicicletta, il passare
quieto del tempo che alterna lombra alla luce
e fa variare il colore del cielo. La percezione di
unarmonia tra sé e il mondo.
"Nel mio giardino cera un albero che era
cresciuto, lavevo piantato io con mio padre
.Io
ci mettevo lacqua e papà la terra, papà
se ne andava e io giocavo nel mio giardino con la
mia bicicletta, e quando stavo giocando ero caduto
e poi mi sono alzato nellerba e poi andavo a
casa perchè avevo sete
Poi ero andato
nellaltro spazio dove cera il sole
Poi
è diventato quasi notte, e io volevo dormire
perché avevo tanto sonno, vedevo che il cielo
era di un colore diverso, allora andavo a casa a dormire
con il mio Gigetto (il pupazzo preferito, che è
un topo).
Anche la nascita di fratellini e sorelline è
occasione di felicità. Molti disegni ritraggono
lautore o lautrice con il neonato (la
neonata) in braccio o mentre vanno a trovarlo allospedale
subito dopo la nascita, con didascalie che esprimono
gioia e senso di possesso (" io ci ho il fratellino").
Felicità può essere anche un gelato,
da assaporare a occhi chiusi, come dice Giuseppe (4
anni e 2 mesi, PZ): "Quando mamma e papà
erano al lavoro, io e nonno di Oppido abbiamo visto
la pubblicità del gelato. Nonno ha chiamato
a nonna e ha detto: "Ci vogliamo mangiare sto
gelato? Io ho chiuso gli occhi e nonno lha messo
nel bicchiere e me lo so mangiato veloce veloce,
perché faceva tanto caldo".
Ingrediente primario di felicità è il
gioco. LIo bambino si esprime giocando, nella
pienezza di tutti i suoi attributi..
"Sono felice quando gioco"(Francesco, 6
anni, Leinì).
"Ero felice perché potevo giocare"(Angelo,
5 anni, AL).
"Sono felice quando gioco con la mia amica Marianna
allaperto, perché dentro casa non tanto
mi piace stare, mentre fuori allaperto ci sono
più cose belle da vedere ..." ( Lucia,
5 anni e 10 mesi, PZ).
Felicità intensa del corpo in movimento, piacere
di sperimentare il dondolio e la vertigine dellaltalena,
di abbandonarsi allebbrezza della corsa, di
incontrare gli amici: tutto questo è realizzabile
nel parco giochi cittadino e ancora di più
in quel luogo di superlative delizie che è
la spiaggia. Moltissime risposte, moltissimi disegni
vertono su questo tema. La gita domenicale o le vacanze
estive al mare concentrano tutto ciò che si
può desiderare: la vicinanza dei genitori,
i giochi sulla sabbia, la possibilità di salire
su scivoli e altalene, la beatitudine del contatto
con lacqua. La quintessenza del piacere, insomma.
"Sono stata felice quando sono andata al mare
con i miei cugini e ho nuotato nel mare e ho fatto
un tuffo come un delfino" ( Sara, 6 anni).
"Sono stato felice quando ho giocato a pallavolo
con babbo e gli amichetti miei al mare"(Sergio,
4 anni e 9 mesi, Jesi)
Al mare si possono fare le prime prove di autonomia,
o almeno fantasticarle: "Sono stata felice al
mare. Si stava proprio bene nellacqua, perché
era bella tiepida e il sole era caldo e cerano
tanti scivoli piccoli e grandi. Io stavo bene da sola,
perché non volevo che la mamma stava vicino
a me perché io avevo quattro anni e potevo
stare da sola
io voglio imparare a nuotare così
non affondo. Se so nuotare vado senza niente e arrivo
lontano e scendo fino a sotto a prendere le pietre
del mare e le porto sopra, le faccio vedere a mamma,
papà e Alice, e così giochiamo (Federica,
4 anni e 6 mesi, PZ).
Del mare, la piscina è il surrogato in formato
ridotto. Ma basta sapersi accontentare: ed è
già una gran cosa poterci andare con uno e
entrambi i genitori. "Ero felice quando sono
andato con papà a nuotare in piscina. Ci siamo
divertiti tanto e abbiamo nuotato e abbiamo fatto
le docce" (Edoardo, 4 anni e 10 mesi)
Ciò che colpisce, nei testi di alcuni bambini,
è a felicità che accompagna le prime
esperienze. Scoprire "per la prima volta"
una montagna, un arcobaleno, una nevicata, ascoltare
londa sonora di una banda che passa, sono altrettante
folgoranti rivelazioni. La fenomenologia del reale
dispiega allIo bambino le sue meraviglie. Ogni
evento si incide a livello percettivo con una vivezza
straordinaria, suscita emozione e estasiato stupore.
"Sono stato felice la prima volta che ho visto
una montagna : era un po bianca e un
po azzurra. Era grande e io piccola piccola
e sono rimasta giù guardarla, cerano
anche mamma e papà"(Federica, 4 anni,
Pz).
"Sono stato felice la prima volta che sono andato
in teleferica: con papà salivamo la montagna
alta, alta e io ero nella cabina e mi sembrava di
volare perché andavo in cielo e vedevo le montagne
sotto." (Marco, 4 anni, Pz)
"Ero felice quando ho visto larcobaleno,
vicino alla pozza di s.Cecilia, poi si è messo
a piovere e siamo andati sotto lalbero. Ero
con mamma e Martina. Ero felice, perchè mi
piaceva larcobaleno. Poi è arrivato il
sole, ha smesso di piovere e siamo andati a casa,
però larcobaleno cera ancora
"
(Giorgio, 4 anni e mezzo, PZ).
"Una volta nevicava e io sono uscito fuori con
mio fratello a palle di neve .Poi ho deciso di fare
un pupazzo di neve e ero felice perché il pupazzo
era venuto bello, tutti gli amici e pure Martina lo
guardavano e dicevano: "bello, bello, bello"
e io ero sempre più felice"(Maurizio,
5 anni e 8 mesi, PZ).
Cè una bellissima immagine del primo
viaggio in treno di Dora (5 anni) quando lei vede
il mare dal treno, e si sente felice perché
- dice - le sembra di camminare sullacqua. "Ma
non era così, sotto cerano i binari"
confessa subito dopo.
Un giorno passa la banda dei vigili, ed è un
brivido improvviso di felicità: "Io ho
visto il balcone aperto, sono uscito e nonna Angela
ha detto: mo passa la banda
ho sentito
la banda, che suonavano Italia. Cera un tamburone
e i tamburi
io ridevo perchè mi piaceva
la canzone, e io e mia sorella ci davamo la mano"(Sergio,
5 anni, PZ) Nel disegno, sono le mani del bambino
che suonano il tamburo.
Felicità è anche andare impavidi, insieme
allamico del cuore, a "cercare il lupo
nel bosco della Grangia," e non importa se non
lo si senza trova, perché è andato dentro
la sua tana (Simone, 4 anni, PZ).
Ed è felicità anche la prima volta che
si va al Mac Donald con amici e genitori a festeggiare
il compleanno; e la prima volta che si va a Mirabilandia
, e lesperienza è particolarmente importante
perché "io prima ero una sciocchina che
non ci volevo andare perché pensavo che era
pericoloso e avevo paura, poi invece mi sono fatta
coraggio e sono andata"(Anna, 5 anni, Al).
Felicità è fare una gita con la maestra
e conoscere da vicino il semaforo, così da
poter fare una dettagliata descrizione del suo funzionamento.
Il semaforo appare come il totem colorato del mondo
della strada, il cui signore assoluto è il
sindaco ("la strada del sindaco, aveva detto
la maestra), forse simbolo di un mondo quello
degli adulti - che, con emozione e gioia, si va a
conoscere.
Felicità è anche immaginare il proprio
futuro di adulta, quando si potrà scegliere
in piena autonomia: "Quando faccio grande, mi
sento felice, perché sono grande. Quando sono
grande mi devo andare a fare i capelli rossi, perché
a me mi piace andare dalla parrucchiera.Io mi sento
felice quando mi taglio i capelli. Quando vado dalla
parrucchiera, la parrucchiera dice a mamma: Come glieli
vogliamo fare i capelli a Cinzia? E la mamma dice:Glieli
devi fare solo sfiorati, senza tagliarli. Io mi guardo
allo specchio e aspetto che la parrucchiera mi finisce
di tagliare i capelli. Lei sta molto attenta
Quando
sono grande vado da sola dalla parrucchiera e gli
dico: Me li fai rossi? E lei me li fa, e io mi guardo
allo specchio e so felice, perché sto
bene (Cinzia,4 anni e 9 mesi, PZ)
La felicità di Elio (4 anni e tre mesi, PZ)
è qualcosa di confuso e insieme di intenso,
un intreccio di sensazioni e di immagini in un tempo
circolare che contiene presente e passato in ununica
dimensione:
"Io qui sono vivo, perché sono nato nella
pancia di mamma. Poi ce ne siamo andati a casa di
papà e quando ce ne siamo andati ci siamo fatti
una bella passeggiata e siamo andati al posto mio,
dove io sono vivo e sono felice. Siamo andati a comprare
la sabbia magica e ci stavo giocando un po e
poi mia mamma ci stava giocando anche lei e anche
il mio papà. In questo posto ci sono le giostre
con gli alberi finti che si accendono, la barca dei
pirati, poi cè un motore che fa girare
le ruote e si accendono tutte le luci e i labirinti.
Io sono felice perché sono nato lì,
io volevo nascere lì, in un posto dove ci sono
le luci, tutti i dinosauri, le macchine che fanno
girare le ruote".
Penso che nella fiaba della "Bella addormentata"
sono le fate madrine a portare i loro doni al battesimo
della neonata. Dal testo di Elio noi non sappiamo
chi siano le fate, siamo però davanti ai loro
doni magici: la capacità di sentire la vita
come una giostra e di provare felicità per
la sua bellezza vertiginosa.
lElio sarebbe totalmente daccordo con quello
che dice un altro bambino un po più grande
di lui, (Andrea, 7 anni, Jesi): "Sono felice
quando sono nato".
Felicità, dunque, è "stare al mondo".Un
mondo che si configura come offerta incessante di
doni che suscitano stupore e emozione. E la felicità
è molto più nellessere che nellavere.
La prima età quella che "crede
ancora a Babbo Natale" possiede questa
meravigliosa saggezza.
Che cosa accade, poi, perché il dono perda
la sua sacralità e diventi baratto, la festa
si degradi a mercato e il lucente stupore infantile
si spenga nella noia adulta?
NOTE
(1) Guy Nicholas, citato da Marco Aime in "
Da Mauss al MAUSS", introduzione a Marcel Mauss,
"Saggio sul dono/forma e motivo dello scambio
nelle società arcaiche" , Einaudi, Torino
2002 (3° edizione),pag.VII
(2) Marco Aime, cit, pag.XIV
(3) Jean Starobinski, "A piene mani/dono
fastoso e dono perverso", Einaudi, Torino 1955
(4) Per questo e per tutta largomentazione
seguente, cfr. C.Levy- StrauC.LevY Strass, op. cit.
pag 259.ss, "Babbo Natale suppliziato",
in "Razza e Storia e altri studi di antropologia/
Le regole che condizionano il pensiero e la vita delluomo"
Einaudi, Torino,1967, 5° edizione
(5) C.Levy Strauss, op.cit,pag.259
(6) C.Levy Strauss, cit, pag.264
(7) E quanto sostiene Brian Sutton-Smith,
in "Nel paese dei balocchi"/i giocattoli
come cultura , Edizioni La Meridiana, Bari 2002.
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