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Un'attitudine
d'ascolto
Le
pagine che seguono - è bene dirlo subito -
non sono il risultato di un sondaggio nell'accezione
che si attribuisce di solito a questo termine.
Mancano tabulati statistici, dati percentuali e consuntivi
finali.
Di che cosa si tratta, allora? Che senso hanno i molti
mesi impiegati a leggere scritture infantili gibbose
o saltellanti, ad assistere ad azioni teatrali dal
vivo o registrate in video, a decifrare segni talvolta
enigmatici?
Cerco un termine per definire tutto ciò, e
trovo solo questo: attitudine di ascolto . Ascolto
del sommesso, vasto, confuso brusio di una miriade
di voci infantili provenienti da luoghi diversi: da
un pianeta "in-fans" per definizione, a
cui sembra negata costituzionalmente la capacità
- e il diritto - di parlare.
" Almeno una cosa ho imparato: che quando si
ha a che fare con i bambini, e si vuole capire quello
che fanno e quello che dicono, la pedagogia non basta
e la psicologia non arriva a dare una rappresentazione
totale delle loro manifestazioni. Bisogna studiare
altre cose, appropriarsi di altri strumenti di analisi
e di misura" (G. Rodari, La grammatica della
fantasia , Torino, Einaudi, 1973, p. 179).
Ha ragione anche in questo Gianni Rodari. Non si è
mai abbastanza cauti e attenti quando si cerca di
entrare nei labirinti dell'immaginario infantile.
Quando ci si avvicina a un materiale come questo -
fatto di cose minime, di ritrovamenti quasi casuali
- è assai difficile orientarsi: oltretutto
manca la conferma che potrebbe derivare da precedenti
ricerche. Tanto il tema delle paure infantili è
stato infatti abbondantemente studiato e analizzato,
quanto quello dei desideri - per molti versi speculare
- risulta sconosciuto. Diversi tipi di approccio possono
dunque coesistere nell'esplorazione, diversi interpretazioni
si possono prospettare.
In questa direzione è andato il mio lavoro.
Nella stesura delle pagine che seguono, ho avuto sempre
presente - per cercare di evitarli - due pericoli:
quello di soffocare con il mio commento i testi dei
bambini che invece devono avere il ruolo di protagonisti;
e quello di generalizzare i dati parziali, di azzardare
bilanci consuntivi e interpretazioni definitive. Il
mondo dell'immaginario è così fluido,
complesso e ambiguo che costringerlo in una griglia
di schemi significa non solo impoverirlo, ma irrimediabilmente
falsarlo.
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